Alessio Boni al Comunale di Caserta, un eroico Don Chisciotte

Alessio Boni al Comunale di Caserta, un eroico Don Chisciotte

Magi Petrillo per Ondawebtv

Don Chisciotte_(ph_Lucia_De_Luise)_02 – Da venerdì 13 a domenica 15 dicembre il Teatro Comunale Costantino Parravano di Caserta il Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo presenta Alessio Boni, Serra Yilmaz in Don Chisciotte liberamente ispirato al romanzo di Miguel de Cervantes Saavedra. Adattamento Francesco Niccolini drammaturgia Roberto Aldorasi, Alessio Boni, Marcello Prayer, Francesco Niccolini con Marcello Prayer, Francesco Meoni, Pietro Faiella, Liliana Massari, Elena Nico, Nicoló Diana (Ronzinante). Scene Massimo Troncanetti, costumi Francesco Esposito, luci Davide Scognamiglio, musiche Francesco Forni, foto di scena Gianmarco Chieregato, Andrea Boni Lucia De Luise, Davide Scognamiglio, La regia è di  Roberto Aldorasi, Alessio Boni, Marcello Prayer.

Sabato 14 dicembre alle ore 18.30, sempre al Teatro Comunale di Caserta, Alessio Boni, Serra Yilmaz e la compagnia saranno ospiti del ciclo di incontri “Salotto a Teatro”, condotti dalla giornalista Maria Beatrice Crisci.

Chisciotti e cavalieri erranti, sparpagliati per il mondo o chiusi dentro le mura, sono sempre gli stessi, quelli di un tempo, quelli di oggi e quelli di domani, savi e pazzi, eroi e insensati. Non sono venuti al mondo per vivere meglio o peggio. Quando l’universo nella solitudine si abbandona alle proprie miserie, loro pronunciano parole di giustizia, d’amore, di bellezza e di scienza. Chi si rende volontariamente schiavo non maledice l’esistenza. (Fernando Arrabal, Uno schiavo chiamato Cervantes)

Alessio Boni scrive: «Chi è pazzo? Chi è normale? Forse chi vive nella sua lucida follia riesce ancora a compiere atti eroici. Di più: forse ci vuole una qualche forma di follia, ancor più che il coraggio, per compiere atti eroici. La lucida follia è quella che ti permette di sospendere, per un eterno istante, il senso del limite: quel “so che dobbiamo morire” che spoglia di senso il quotidiano umano, ma che solo ci rende umani.

L’animale non sa che dovrà morire: in ogni istante è o vita o morte. L’uomo lo sa ed è, in ogni istante, vita e morte insieme. Emblematico in questo è Amleto, coevo di Don Chisciotte, che si chiede: chi vorrebbe faticare, soffrire, lavorare indegnamente, assistere all’insolenza dei potenti, alle premiazioni degli indegni sui meritevoli, se tanto la fine è morire?

Don Chisciotte va oltre: trascende questa consapevolezza e combatte per un ideale etico, eroico. Un ideale che arricchisce di valore ogni gesto quotidiano. E che, involontariamente, l’ha reso immortale. È forse folle tutto ciò? È meglio vivere a testa bassa, inseriti in un contesto che ci precede e ci forma, in una rete di regole pre-determinate che, a loro volta, ci determinano? Gli uomini che, nel corso dei secoli, hanno osato svincolarsi da questa rete – avvalendosi del sogno, della fantasia, dell’immaginazione – sono stati spesso considerati “pazzi”. Salvo poi venir riabilitati dalla Storia stessa. Dopotutto, sono proprio coloro che sono folli abbastanza da credere nella loro visione del mondo, da andare controcorrente, da ribaltare il tavolo, che meritano di essere ricordati in eterno: tra gli altri, Galileo, Leonardo, Mozart, Che Guevara, Mandela, Madre Teresa, Steve Jobs e, perché no, Don Chisciotte».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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