Birra o vino? A Caserta Il Torchio propone l’armonia in tavola

Birra o vino? A Caserta Il Torchio propone l’armonia in tavola

Enzo Battarra

tre farine - il torchio- Metti, una sera a cena. Cosa? Birra e vino contemporaneamente. In sintonia tra loro. Questo il senso di “Beer and wine harmony”, la superlativa cena organizzata dall’enoteca Il Torchio di Caserta di Oreste e Mauro Giannini. L’incontro gastronomico ha avuto luogo presso il ristorante Tre Farine, nel cuore della città della Reggia. A tavola le pietanze dettate dal territorio e interpretate con grande sensibilità e spirito innovativo. La novità è stata che ad accompagnare i piatti non solo il vino e non solo la birra. Ma entrambi. Declinati in prodotti di alta qualità.

Conduttori dell’incontro tre farinesono stati Stefan Grauvogl, considerato uno dei massimi esperti di birra a livello mondiale, e Mariano Penza, delegato casertano della Fisar, la Federazione Italiana Sommelier Albergatori e Ristoratori. Armonia c’è stata anche tra loro, nel pieno rispetto ognuno delle proprie competenze e delle proprie passioni. Il menù ha avuto inizio con un’entrée di chianchette di grano duro al finocchietto, caprino e confettura di papaccelle. In tavola a ogni commensale la sua beer Flensburger Pilsener. “Plop! plop!”, l’inizio della cena è stato contrassegnato dall’apertura esplosiva delle bottiglie dal tappo di ceramica a pressione.

Si è proseguito con l’antipasto di friarielli e pane raffermo su  crema di fagioli cannellini e veletta di macadamia. Vorticosa la sequenza di birre, con le Boon Oude Geuze Vat 91, 108, 110 e 92. C’è tempo per assaggiare anche l’Ibeer St’Orta, una blanche fruttata e intensa che nasce dalla canapa bio. A mantenere il passo “L’oca guardiana che dorme beata”, ovvero il pallagrello bianco di Aia delle monache, azienda vitivinicola in Castel Campagnano, ma anche l’Irpinia Campi Taurasini di Tenuta Cavalier Pepe.piatto tre farine

Come primo piatto è stata servita un’accattivante vellutata di broccolo nero con olio di semi di girasole e pane panko alle alici di Cetara. Il secondo uno spettacolare maiale brasato all’aglianico campano, verdurine baby e crema di carote. A questo punto cosa bere? Vino o birra? Enigma sciolto. A tavola viene servita un’Iga, un’Italian Grape Ale, la sontuosa Sta Regina del birrificio Stimalti di Carinola, nata dalla collaborazione in terra di “falerno” tra Stimalti e Regina Viarum. Lo stile Iga è il primo processo di birrificazione universalmente riconosciuto come “Made in Italy”ed è  caratterizzato dalla presenza di uva – in varie forme – nel mosto. Un simile connubio si configura, oltre che come un vero e proprio ponte tra il mondo della birra e quello del vino, come un chiaro esempio di terroir nell’ambito della bevanda luppolata.

All’entrata trionfale del dolce, la sfogliatella riccia, ecco il passito di falanghina Sarriano di Nifo Sarrapochiello accompagnarsi con soavità il triangolo di pasta sfoglia ripieno di crema. A fine cena, ci si convince che vino o birra possano pacificamente convivere. È nato un grande amore!

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