Campania in salute, l’apporto della sanità privata accreditata

Campania in salute, l’apporto della sanità privata accreditata

Antonio Salvatore*

Schermata 2018-05-20 alle 20.31.06- Il comparto della sanità privata accreditata è tutt’altro che inutile e i dati lo dimostrano. Chi assume che la pubblicità del servizio coincida con la statalità del soggetto erogatore – equazione gradita all’attuale governance regionale – sbaglia, e il rapporto Osservasalute 2017, recentemente elaborato dall’Osservatorio Nazionale sulla salute delle Regioni Italiane, lo conferma. La sterile propaganda fondata sulla presenza pletorica delle strutture accreditate è smentita da atti ufficiali. In Campania si eroga circa il 25% di prestazioni in meno rispetto ai parametri nazionali. Dieci anni fa la Campania, assieme alla Regione Lazio, generava i due terzi dell’intero deficit nazionale. Da ben 6 anni, invece, il sistema salute campano è in equilibrio economico-finanziario, anche grazie e soprattutto al fattivo contributo della sanità privata accreditata che, è il caso di ricordare a chi lo avesse speciosamente dimenticato, garantisce circa il 70 per cento delle prestazioni di specialistica ambulatoriale assorbendo poco più del 3 per cento del fondo sanitario regionale. Nessuna Regione in Italia è in grado di ottenere risultati migliori! Nessuna Regione è in grado di erogare circa 45 milioni di prestazioni di specialistica ambulatoriale con il 3,5 per cento del fondo che annualmente lo Stato assegna alla Regione Campania. D’altronde, gli stessi tecnici ministeriali sostengono che non vi è alcun livello ottimale di mix tra produzione interna ed esterna e la Lombardia ne è l’esempio, laddove oltre il 40 per cento della produzione è esterno. Buone performance si possono, difatti, conseguire con mix molto diversi, programmando attentamente la erogazione delle prestazioni al fine di non duplicare l’offerta. Chi ritiene che le strutture sanitarie private accreditate, che in talune branche specialistiche – quali la Radiodiagnostica – garantiscono ai cittadini campani circa il 90 per cento delle prestazioni da essi richieste, siano inutili, ne disponga la revoca del rapporto di accreditamento istituzionale avocando coeremente la loro produzione al sistema pubblico, utilizzando al contempo il medesimo stanziamento finanziario. Se costoro ritengono che il sistema accreditato sia la causa dei mali della sanità campana, ben vengano le misure atte a elidere tali cause di inefficienza. Contrariamente, si rispetti l’impegno di tutti coloro che, con dedizione e rischio imprenditoriale, assolvono al quotidiano dovere di garantire ai pazienti campani (e non solo) prestazioni adeguate ed efficienti, sia sotto il profilo scientifico che economico-finanziario.

*Presidente AISA – Associazione Nazionale Specialistica Ambulatoriale

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