Dalla Cina, un esercito di terracotta “conquista” Napoli

Dalla Cina, un esercito di terracotta “conquista” Napoli

Mario Caldara

- Certe storie sono così lunghe che tentare solo di immaginare la loro origine fa venire le vertigini, manco ci si trovasse sulla cima di un grattacielo. La Cina ha quel tipo di storia. Immensa, affascinante, così lontana da noi e, a tratti, sconosciuta. Il mondo cinese è una miniera d’oro culturale, tra miti e leggende, storie di spiriti e l’affascinante “città proibita” che, solo a nominarla, illumina gli occhi di qualsiasi appassionato di storia orientale. Storia e cultura cinesi hanno un’impronta totalmente diversa da quella che si è abituati a vedere o a leggere sui libri di storia generalmente utilizzati nelle scuole italiane. Ciò non vuol dire che inserire tracce storiche cinesi in un contesto che non sia il loro habitat naturale produca un suono sgradevole o stonato. Napoli ne è la prova, essendo l’unica tappa italiana de “L’esercito di terracotta”, una mostra che vede due culture, quella del luogo ospitante e quella degli “ospiti”, che s’intersecano, che sfumano l’una nell’altra. La navata della basilica dello Spirito Santo su via Toledo fa così da palcoscenico fino al 28 gennaio per i centosettanta guerrieri a grandezza naturale. Questi catturano l’occhio nel dettaglio, con quei visi quasi ipnotici, i paramenti, armature e calzari e compongono solo parte della mostra. Ai guerrieri, infatti, si aggiungono anche altre opere di terracotta, quali armi, suppellettili, vasellame e oggetti d’arte, per un totale di trecento pezzi. La mostra, poi, è arricchita da pannelli esplicativi, inserti audiovisivi, videoproiezioni e audioguide (segno dell’estrema cura con cui è stata organizzata), grazie ai quali lo spettatore può conoscere in modo approfondito ogni informazione legata alle opere d’arte, compreso il contesto storico e culturale con usi e costumi della Cina antica. Ogni pezzo presente, però, non è l’originale ma una riproduzione precisa, creata da artigiani locali attraverso antiche tecniche di fabbricazione, mentre le statue dei soldati sono state ricavate dal calco utilizzato su quelle originali. Inoltre, “l’esercito” e tutti i pezzi in mostra sono solamente una parte dell’enorme corredo funebre originario, che conta ben ottomila statue, un numero enorme che sorveglia il mausoleo di Qin Shi Huang a Xi’an, il primo imperatore della Cina. Non appena si è nei pressi della navata della basilica dello Spirito Santo, si avverte quasi di assistere davvero alla conquista della città da parte dell’esercito, quasi come se le statue prendessero vita. Senza dubbio, però, la vera conquista fatta da ogni singola statua è quella artistica, grazie alla bellezza di cui sono portatrici.

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