Fuochi e forno in Casa Vitiello, a Caserta la pizza si fa stellata

Fuochi e forno in Casa Vitiello, a Caserta la pizza si fa stellata

Maria Beatrice Crisci

IMG_9519 – Ancora una domenica di “Fuochi e Forno” in Casa Vitiello. E il 6 maggio, in un giorno dal clima non proprio primaverile, l’accogliente pizzeria di piazza monsignor Nicola Suppa, nell’antico borgo di Tuoro a Caserta, si è confermata come luogo della sperimentazione e dell’innovazione del gusto, del buon gusto. Quelle di Ciccio Vitiello, si sa, sono #alternativeditradizione, con l’hashtag obbligatorio.

Il maestro pizzaiolo ha dato questa volta il benvenuto a Domenico Iavarone, chef stellato del Josè Restaurant di Torre del Greco. “Fuochi e Forno” è appunto questo format gastronomico. Il padrone di casa ospita un cuoco, realizzando un incontro che si concretizza in pietanze che sono una “fusion”, una felice contaminazione tra il prodotto dei fornelli e quello del forno. La pizza diventa una base per topping gustosi e raffinati. Ad accompagnare l’evento i Vini Alois.

Il percorso ha avuto inizio all’ingresso della pizzeria con il benvenuto di Ciccio, ovvero una fetta della sua classicissima e appetibilissima Margherita, servita con l’aperitivo.

Il tempo di sedersi a taIMG_9545vola e Ciccio Vitiello, Domenico Iavarone e Massimo Alois portano il loro saluto ai presenti e illustrano il progetto gastronomico nella sua interazione con gli spendidi Vini Alois.IMG_9562

“Terra nostra” è la prima portata. Sull’impasto di multicereali trionfano la battuta di manzo alla senape, la maionese alle nocciole, la ricotta di bufala e le cipolle marinate. Si beve il pallagrello bianco Caiatì 2016.

Il secondo incontro tra “fuochi e forno” è un impasto alla semola punteggiato da ciccioli e impreziosito da ricotta salata, fave e menta. In abbinamento l’aglianico Campole 2014.

Sono i “profumi d’estate” a inondare la tavola nel terzo atto. L’impasto è alla canapa, il topping conta su carciofi, trippa di baccalà, limone e caffè. Nel calice il pallagrello nero Cunto 2014.

Il dessert è “dolce ma non troppo”. Il cacao è alla base dell’impasto, pronto a reggere la lattica del caseificio Savoia di Roccabassano, il cioccolato Caramelia, ma anche arachidi salati e gelato allo zenzero. Solo un grande vino avrebbe potuto accompagnare questa straordinaria sfida gastronomica. Ed ecco arruivare in tavola il casavecchia Trebulanum 2013. E’ un festival di sapori, è l’affermazione del buon gusto. Qualcuno già chiede: a quando la prossima?

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