La pizza patrimonio Unesco, Franco Pepe: “Ora la formazione”

La pizza patrimonio Unesco, Franco Pepe: “Ora la formazione”

Maria Beatrice Crisci

IMG_1198 (1)- “Bene questo riconoscimento, ma l’augurio è che sia l’avvio per la creazione di scuole di formazione per i futuri pizzaioli, poiché al momento non ce ne sono”. Così Franco Pepe, maestro piazzaiolo, titolare di Pepe in Grani, il tempio della pizza con sede in Caiazzo, commenta l’inserimento dell’arte del pizzaiolo napoletano nel patrimonio culturale dell’umanità da parte dell’Unesco. “Questo è il momento giusto – insiste Pepe – per predisporre una scuola istituzionale dove il pizzaiolo possa avere un apprendimento tecnico-scientifico a questo tipo di attività. Dunque, una scuola, lontana da appartenenze, che riesca a formare in modo giusto quanti si avvicinano a questo lavoro».

Vero è che dopo 8 anni di negoziati internazionali, a Jeju, in Corea del Sud, voto unanime del Comitato di governo dell’Unesco per l’unica candidatura italiana, è arrivato il riconosimento che la creatività alimentare della comunità napoletana è unica al mondo. “L’arte del pizzaiolo napoletano è patrimonio culturale dell’Umanità Unesco”. Questo il commento immediato del Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina su Twitter. “Vittoria! Identità enogastronomica italiana sempre più tutelata nel mondo”, sottolinea.

Per il presidente del Consorzio di Tutela della mozzarella di bufala campana Dop Domenico Raimondo: “È il giusto e meritato riconoscimento a un’arte antica, che è simbolo di Napoli e dell’Italia nel mondo. Da oggi comincia una nuova storia, tutta da scrivere, di cui noi facciamo e faremo parte sempre più orgogliosamente. La mozzarella di bufala campana Dop – prosegue Raimondo – è indissolubilmente legata alla pizza per tradizione e cultura. Inoltre l’utilizzo del nostro prodotto è previsto nel disciplinare di produzione della pizza verace napoletana. Questo successo testimonia che quando l’Italia riesce a fare davvero sistema sa cogliere importanti traguardi. Da Seul arriva anche la conferma che la pizza deve restare un piatto popolare. Un plauso incondizionato va alle istituzioni, alle associazioni e soprattutto ai tantissimi pizzaioli, sempre più preparati, che ci hanno creduto sin dall’inizio. Tutti insieme hanno firmato una straordinaria pagina che sa di futuro”.

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