L’identità e i luoghi, Giuseppe Rescigno all’Arcos di Benevento

L’identità e i luoghi, Giuseppe Rescigno all’Arcos di Benevento

Enzo Battarra

Loc. Rescigno (ARCOS)-001- È stato un emblema degli anni Settanta ed è un artista tuttora attivo e innovatore. È Giuseppe Rescigno e a lui è dedicata un’ampia mostra che si inaugurerà venerdì 11 agosto alle ore 11 al museo ARCOS di Benevento. Titolo della personale è Luoghi dell’identità. A curarla Massimo BignardiFerdinando Creta.

L’esposizione, promossa dal museo ARCOS e dal Museo-Fondo Regionale d’Arte Contemporanea di Baronissi, propone – si legge in una nota diffusa alla stampa – un’ampia selezione di opere, realizzate dall’artista negli ultimi quattro anni e, in gran parte, dedicati al tema degli “archivi” come spazi immaginativi del rapporto con la natura e con l’urbano. Tema che per Rescigno è stato fondamentale elemento della sua poetica che dai primissimi anni Settanta è giunta sino alla fine del decennio. In questi anni la sua attenzione si rivolge completamente al territorio assunto quale “luogo” poetico del sociale urbano: una scelta di campo che trova piena realizzazione e condivisione nelle azioni di riappropriazione urbana programmate dal Gruppo Salerno75, costituito proprio in quell’anno, all’indomani della X Quadriennale d’arte di Roma trovando piena affermazione con gli interventi realizzati nell’ambito del Padiglione italiano della Biennale di Venezia nel 1976 (nella foto di copertina la mostra alla galleria Taide di Salerno, inaugurata il 28 marzo 77).

Futurismi, 2012

Giuseppe Rescigno, Futurismi, 2012

Prospettiva di operatività ambientale che fonda la sua poetica nel rapporto con la natura, assunta come un archivio che rigenera ciclicamente la sua capacità di mondo dell’immaginifico, contestualmente ad azioni mirate a cogliere, sostiene Enrico  Crispolti, l’affermarsi di una concreta semiologia urbana sociale.

Totem, 2011

Giuseppe Rescigno, Totem, 2011

«Questa grande mostra dedicata a Giuseppe Rescigno – afferma Ferdinando Creta – ha il carattere di un’antologica che presenta, per la prima volta in area sannita, l’opera di un significativo interprete della stagione dell’impegno che ha caratterizzato il decennio settanta. ARCOS riprende così il dialogo con i protagonisti della scena artistica italiana contemporanea; di una storia lasciata da poco alle nostre spalle ma che ancora oggi fa registrare la sua forte presenza nel dibattito storico-critico». Un impegno quello di Rescigno, testimoniato  dalle sue presenze a grandi manifestazioni quali la Biennale di Venezia, la Quadriennale d’arte di Roma e la Triennale di Milano, nonché a rassegne internazionali, prime fra tutte le edizioni di “Livres d’art et d’artistes” ospitate a Parigi e a Barcellona.

Herbarius, 2014

Giuseppe Rescigno, Herbarius, 2014

«Nel corso di questi ultimi cinque anni – scrive Massimo Bignardi – prendono avvio lavori nei quali l’attenzione di Rescigno torna a spostarsi, con marcato interesse, verso la natura, la sua immaginifica  architettura, assunta quale costruzione di un processo che si rinnova ciclicamente. Nascono opere quali Herbarius, De rerum natura, nelle quali l’artista mette in campo sia l’abilità di una manualità che gli consente di gestire più materie e tecniche, dalla terracotta al legno, alla pittura, sia la forte sollecitazione immaginativa che recupera dagli esercizi didattici di riappropriazione del territorio (del proprio habitat) dei primi anni Settanta. Immaginazione ludica che attraverso il gioco diviene modalità di processi di rinnovata conoscenza; in sostanza riparte da quanto Balla e Depero affermano nella chiusa del Manifesto della Ricostruzione futurista dell’universo, del 1915. Rescigno costruisce una stretta trama narrativa che è propria di una certa pittura oggettuale, per far sì che la composizione non scada in un bricolage, insomma evita che l’occhio sosti sul piacevole controllo delle pratiche, dei materiali, degli effetti, finanche sul dettato del colore.  Il suo colore non mira a nominare una forma, il verde della foglia, il blu delle onde e così via, bensì richiama una cognizione di spazio, una particolare atmosfera, ossia un preciso rapporto d’identità con l’habitat. È un colore che riassume quanto prefigurato da Gustave Moreau all’artista moderno: “Il colore deve essere pensato, sognato, immaginato”».

La mostra resterà aperta fino al 30 settembre.

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