Napoli, alla Misericordiella la personale di Valentina Palazzari

Napoli, alla Misericordiella la personale di Valentina Palazzari

Maria Beatrice Crisci (ph Pino Attanasio)

valentina palazzari- È la Chiesa di Santa Maria della Misericordia ai vergini ad accogliere la personale di Valentina Palazzari «Si sta come d’autunno». È un progetto site specific dedicato agli spazi della chiesa e agli ambienti ipogei, curato da Davide Sarchioni. Ad accogliere lo spettatore è un tappeto di foglie morte. La mostra è presentata sotto il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, in collaborazione con La Di-Art e TerraMedia. Alla chiusura, prevista per il 7 gennaio, sarà presentata una pubblicazione, con testi di Bruno Corà e Davide Sarchioni. Enzo Battarra su Mattino scrive: “Un tappeto di foglie morte accoglie lo spettatore. Tutto il pavimento della chiesa è inondato da queste fragili prepinoattanasio© (1) ridottasenze segnate dal tempo, lievi relitti vegetali senza più vita, raccolti lungo le strade della città. E qui il riferimento ai versi di Giuseppe Ungaretti, che danno il titolo alla mostra, è esplicito. «Si sta come d’autunno», e viene da aggiungere «sugli alberi le foglie». E tutta la precarietà della vita è nel titolo della poesia: «Soldati». Ma qui c’è già stato il distacco dalla pianta, la morte non è più annunciata, ma è avvenuta. E pur si muove, il magico tappeto naturale viene agitato da dieci ventilatori industriali. Le foglie morte, e qui viene alla mente un’altra celebre citazione, si rimettono in movimento, vivono nella vastità di un’architettura eloquente. «Oh, vorrei tanto che tu ricordassi», altri versi, quelli di Jacques Prévert. E in un soffio di vento artificiale si ha la consapevolezza di essere entrati in un luogo della memoria“. Lo stesso soffio, che è anima mundi, accompagna il visitatore che accede all’ipogeo della chiesa. Qui si viene investiti da una musica lineare, un vento di suoni che nasce dai sotterranei e rende vigili le coscienze. Tutto è fragile, fugace, transitorio. Eppure le foglie tornano a nuova vita e la musica riempie gli spazi vuoti dell’architettura. Il suono diventa presenza.

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