Notte di San Lorenzo, è il cielo che piange lacrime di desideri

Notte di San Lorenzo, è il cielo che piange lacrime di desideri

Augusto Ferraiuolo 

- La prima cosa a cui pensiamo nel parlare di San Lorenzo non è la sua agiografia o rituali eventualmente connessi alla sua figura. Pensiamo alla notte, e alle stelle che cadono. Magari già immaginando quale desiderio esprimeremo. Ma, come sempre, le cose sono molto interrelate.

Ad esempio, cosa sono le stelle cadenti che attraversano questa notte? Beh… se usassimo un piano “scientifico” risponderemmo che si tratta di un fenomeno abbondantemente conosciuto. È l’attraversamento dello sciame meteorico delle Pleiadi: in altri termini piccoli meteoriti, residuali di stelle comete, che passano attraverso l’atmosfera e per attrito bruciano, rendendosi quindi visibili. Tra l’altro lo sciame delle Pleiadi non raggiunge il momento più intenso il 10 agosto, ma in genere intorno al 13 o 14, per terminare poi intorno al 18. Fu l’astronomo italiano Giovanni Schiaparelli che nel 1867, con la pubblicazione di “Note e riflessioni intorno alla teoria astronomica delle stelle cadenti”, suggerì l’interpretazione del fenomeno riguardante gli sciami delle Perseidi e delle Leonidi.

Interessante, ovviamente. Forse un po’ arido? E allora interpretiamole come fa la tradizione in molte parti d’Italia: le stelle cadenti non sono altro che le lacrime versate dal Santo durante il suo supplizio. Lorenzo morì arso vivo su una graticola e le sue lacrime vagano per l’universo, salvo presentarsi alla vista solo il giorno in cui si ricorda il suo martirio. Chi si sofferma a ricordare il Santo e le sue lacrime potrà vedere avverati i suoi desideri espressi nel momento in cui vede una stella cadente.

Magari non attendibile, ma … penso ci sia della poesia.

E San Lorenzo è anche importante nel calendario contadino. In genere, specie nelle regioni del Centro come la Toscana e l’Emilia, segnala la fine della battitura del grano. Il grano dopo essere stato mietuto e raggruppato in covoni per essiccare al sole, veniva steso nelle aie e quindi battuto con uno strumento particolare, il correggiato. In pratica si tratta di un doppio bastone, collegato con una striscia di cuoio (correggia), per aumentare la forza del colpo. In Campania spesso viene chiamato vivillo. E forse non è un caso se non lontano di qui, a Foglianise, proprio a chiusura di questa importantissima lavorazione si celebra la festa del grano, con i famosi carri costruiti interamente in … grano. Anche se, ad onore del vero, la celebrazione di Foglianise è collegata a San Rocco….ma questa è un’altra storia.

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