Rondinè, al Piccolo di Caserta uno spettacolo dai toni intensi

Rondinè, al Piccolo di Caserta uno spettacolo dai toni intensi

Pietro Battarra

loc rondinè 2- Uno spettacolo intenso quello che propone in questo weekend il Piccolo di Caserta. Ritorna infatti Gennaro Testa nella duplice veste di attore/autore al Piccolo Teatro Cts (via Louis Pasteur 6, zona Centurano). In scena “Rondinè” per la regia di Carmen Corradini. L’appuntamento è per sabato 27 gennaio ore 20,30 e domenica 28 gennaio ore 18,30. Rondinè è un trans, nato e cresciuto in uno dei tanti quartieri napoletani, quei quartieri dove il sole non splende mai, e se a volte lo fa è solo per sbaglio. Fin da bambino è sempre stato “diverso”, ha sempre detestato tutti quei comportamenti stereotipati dei maschi. A lui non piaceva giocare a pallone, fare a botte o altro, lui voleva essere una rondine, volare alta nel cielo, elegante e sinuosa come solo loro sanno essere. Ma in certi luoghi si sa, l’apparire è assai più importante dell’essere. L’immagine che gli altri hanno di noi può fare la differenza tra una bella vita ed una vita brutta. Il padre aveva sin da subito intuito che nel figlio ci fosse qualcosa che non andava. E questo era spesso oggetto di furibonde discussioni con la moglie, la quale da madre difendeva il figlio sopra ogni cosa, al di là dell’oggettiva “verità”. Le “mazzate” erano all’ordine del giorno, non c’era occasione che il padre non cogliesse per mettere in pratica il vecchio detto: “mazze ‘e panelle…” solo che le panelle non arrivavano mai. Ma Rondinè si era abituato, abbuscava, sorrideva al padre, e poi tornava ad essere una rondine… Adesso Rondinè, è adulto. Non sappiamo cosa sia accaduto tra lui ed i genitori, ma non importa, quel gap temporale non contiene particolari “interessanti”. Adesso vive da solo, si mantiene con il suo “lavoro”. Ed è perennemente “solo”. Non è mai diventato una rondine, ma continua comunque a sognare di esserlo. La vita ha saputo “mazziarlo” a dovere. E queste “mazziate” a differenza di quelle del padre hanno lasciato solchi profondi. Ma stasera Rondinella è allegra. Ha un ospite a cena. Era da tempo che non ne aveva uno, di solito riceve solo clienti e qualche sporadica conoscenza, occasioni in cui non può permettersi il lusso di essere se stesso, ma deve fingere di essere una rondine. L’ospite noi non lo vedremo mai. Non si saprà mai chi sia realmente. Potrebbe essere il padre, la madre, la vita, la morte, se stesso o addirittura tutti loro… Ognuno di noi potrà dare all’invisibile ospite la maschera che riterrà più opportuna. La cena è ovviamente un pretesto per raccontarsi, e confrontarsi con i suoi “fantasmi. Per dirsi quelle cose che in fondo si sono sempre taciute. Per provare a capire come sarebbe stata la sua vita se le cose fossero state o andate diversamente. Rondinella ha cucinato il ragù, pietanza poco adatta ad una “rondine”, ma che per una napoletana come lei ha un significato ben preciso. Nella tradizione napoletana al ragù è legata la rappresentazione della “famiglia”, non tanto quella fisica, ma piuttosto quella affettiva. Famiglia appunto che lei non ha avuto mai, e che tanto avrebbe voluto. Però in compenso, la tavola è apparecchiata con ricercata particolarità ed eleganza, in netto contrasto con il ragù (che per altro, risulterà esser l’unica pietanza servita), lo stesso contrasto che esiste tra l’eleganza di una rondine e la realtà in cui egli vive…

 

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