Università e territorio, la Vanvitelli studia gli archivi comunali

Università e territorio, la Vanvitelli studia gli archivi comunali

Maria Beatrice Crisci

barrella- archivi- “Giornate come quella di oggi supportano ulteriormente lo studente nella fruizione del percorso formativo scelto, consentono di verificare e di affinare le aree di interesse personale o ne suggeriscono nuove, amplificano le informazioni in loro possesso, rafforzano le motivazioni al percorso formativo scelto e consentono di elaborare nuove ipotesi di progetti formativi e professionali”. Così la professoressa Nadia Barrella delegata al Placement del Dipartimento di Lettere e Beni Culturali dell’Università Luigi Vanvitelli nel suo intervento di presentazione al convegno sul tema: “Identità locale e futuro. Gli archivi e le fonti storiche dei Comuni di Terra di Lavoro come spazio di ricerca e di professionalizzazione”. Un’iniziativa questa svoltasi al Dipartimento di Lettere e Beni Culturali. Il convegno, a cura di Nadia Barrella e Paola Zito, professore di Archivistica e Biblioteconomia del DILBEC, ha voluto porre l’accento sulla ricchezza e la varietà di informazioni che gli archivi comunali, fonti imprescindibili per la storia dei luoghi, possono offrire agli studiosi. L’incontro, moderato dalla prorettrice alla Cultura Rosanna Cioffi, è stato aperto dai saluti di Maria Luisa Chirico, direttrice del Dipartimento. Tra gli interventi quello di Luisa Grillo direttrice Archivio di Stato Caserta e Paolo Franzese dirigente della Soprintendenza archivistica e bibliografica della Campania.

archivi- barrellaNadia Barrella ha sottolineato: «Gli archivi comunali sono strumenti preziosi per la conoscenza micro e macroterritoriale, oltre che spazi necessari per rispondere all’esigenza sentita da molti di noi di ampliare lo spettro delle fonti storiche di età contemporanea. Credo sia determinante suggerire ai nostri studenti nuovi progetti anche professionali. Il valore di un archivio, come si sa, non è solo basato sull’importanza dei documenti conservati ma anche sulla qualità del servizio. Gli archivi storici studiati, quasi tutti legati secondo una tradizione molto diffusa nel nostro paese alle biblioteche o anche ai musei – considerandone il ruolo che tali istituzioni culturali hanno sempre avuto nella vita culturale cittadina – appaiono spesso come “fonti negate”. C’è più che mai bisogno di azioni di ricerca, acquisizione, valutazione, conservazione e fruizione degli archivi e quindi di professionisti che rendono tali azioni possibili. La professione dell’archivista – ha poi insistito – è disciplinata dal Codice internazionale di deontologia degli archivisti, approvato a Pechino nel 1996. E’ di poche settimane fa, tuttavia, una relazione della Commissione paritetica Consiglio Superiore BB. E CUN che ha posto le basi per un’azione congiunta MIBACT-MIUR per un miglioramento della formazione universitaria e per una più efficace attività di ricerca, tutela, valorizzazione e gestione nel campo del patrimonio culturale».

Quindi, ha evidenziato: «Come placement di Ateneo stiamo lavorando da tempo in questa direzione, per trovare opportunità concrete e un minimo retribuite che possano consentire a laureandi e laureati di effettuare queste esperienze professionalizzanti ormai determinanti per l’accesso al mondo del lavoro ma è necessario che allo sforzo dell’Università corrisponda una sempre più ampia disponibilità delle istituzioni che operano per il territorio alla collaborazione, alla condivisione degli strumenti, all’integrazione di competenze e di professionalità. Penso ad un nuovo modo di dialogare e coordinarsi potrà che portare, ad esempio, a progetti di digitalizzazione di archivi (non si risolvono certo tutti i problemi ma si può dare un contributo alla fruizione), di schedatura delle enormi quantità di materiali inediti conservati in spazi non sempre adeguati e creare un rapporto più efficace fra formazione e mondo del lavoro che potrebbe essere, inizialmente, anche una forma di lavoro occasionale (con risorse da individuare ad hoc) svolto nel corso della formazione universitaria o subito dopo, in modo da fornire quell’esperienza preziosa e determinante per accedere poi stabilmente al mondo del lavoro. È anche questo il senso e il valore della “terza missione” di cui tanto si parla ed in cui credo profondamente. Il rafforzamento dell’interazione tra Università e società, il confronto e la consultazione costante tra i diversi interlocutori locali e regionali, l’individuazione di strumenti e servizi congiunti che, attivati con continuità, possano favorire la crescita economica, sociale e culturale del territorio in cui operiamo».

 

 

 

 

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