Viaggio nel cantiere Reggia. Aperta Terrae Motus nella versione Felicori

Viaggio nel cantiere Reggia. Aperta Terrae Motus nella versione Felicori

(Beatrice Crisci)           “Terrae Motus” è una collezione d’arte contemporanea che è figlia del mondo e al mondo parla. Lucio Amelio, carismatico gallerista napoletano, volle legarla alla Reggia di Caserta, affinché il palazzo vanvitelliano custodisse per quasi un secolo e forse più le testimonianze di quelli che sono stati i magnifici protagonisti dell’arte degli anni Ottanta. Sono ottimamente rappresentati molti dei più straordinari artisti internazionali della seconda metà del Novecento. In occasione della riproposizione dell’intera collezione, la Reggia delle meraviglie si è trasformata in un cantiere, con un allestimento, certo discutibile ma coraggioso, dichiaratamente provvisorio, che trasforma l’esposizione delle opere in un avventuroso viaggio tra apparizioni e nascondimenti, visioni oblique e strappi alle regole.
Schermata 2016-06-01 alle 20.32.09Ma la forza dei lavori è tale da superare qualunque precarietà installativa. queste opere nascono dalla tragedia del sisma campano del 1980 ma parlano al mondo di rinascita, di ricostruzione fisica e mentale, di riscatto, di un “motus” collettivo che è della terra ma è soprattutto di chi abita la terra. Molte le presenze giornalistiche campane alla preview per la stampa e per gli addetti ai lavori, molti i critici e gli appassionati, il sottosegretario ai Beni Culturali Cesaro e molti componenti della famiglia Amelio. Il mondo però non c’era, ma verrà e si renderà conto di quale tesoro sia qui custodito. Questa inaugurazione l’ha voluta lui, Mauro Felicori, il direttore della Reggia, e lui sa come richiamare l’attenzione del mondo sul gioiello casertano. Nella folla la possibilità di incontrare Bruno Di Bello, Sergio Fermariello, Nino Longobardi ed Ernesto Tatafiore, magnifici quattro artisti, tra i protagonisti della collezione. Qualcuno ama chiamarli “maestri di Terrae Motus”, ma loro sorridono e si sottraggono all’appellativo, anche se compiaciuti. Sanno di essere la storia. E non è poco…
@beatricecrisci foto di #GiovanniIzzo

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