29 giugno, se piove la colpa è solo della mamma di San Pietro

29 giugno, se piove la colpa è solo della mamma di San Pietro

Augusto Ferraiuolo*

– Una delle caratteristiche fondamentali di quella che possiamo chiamare religione folklorica è il rapporto diretto che il fedele ha, se non con la Divinità in assoluto, almeno con i suoi mediatori. Nel caso del Cristianesimo e, specificatamente, del Cattolicesimo questa diversa prospettiva è evidente nella relazione con i santi, figure che manterranno un piano di eccezionalità, ma rimarranno, almeno nella declinazione popolare, estremamente umane. In questo modo il santo rimane l’esempio da seguire per una corretta vita, quindi raffigurandosi come distante, ma presenta delle imperfezioni, che lo definiscono umano, quindi vicino a noi. Riporto qui di seguito un racconto, registrato a Caserta negli anni passati, riguardante San Pietro e non le sue virtù, ma i suoi vizi.

Nel racconto – che ha numerosissime varianti in tutt’Italia – si mette in evidenza la negatività della madre di San Pietro. È bene precisare che questo racconto è molto collegato con la variabilità delle condizioni meteorologiche di fine giugno, che in una società agraria può rappresentare un fattore di forte rischio per il raccolto. Se durante la notte tra il 28 e il 29 giugno si scatenano tempeste e burrasche, la colpa è della mamma di San Pietro, che scarica la sua rabbia per non essere stata ammessa in paradiso.

Se rice ch’a mamma ‘i San Pietro era n’anema troppo scellerata e quanno era viva ne facette ‘i tutti i culuri. Quann’essa murette, ‘o Signore ‘a cundannaje all’inferno inte ‘o ffuoco ardente. A San Pietro se serrava ‘o core quanno pensava a ‘sta cosa e tanto facette che cunvincette ‘o Signore ‘i fa’ ‘na grazia p’ ‘a mamma soia. ‘O Signore allora ricette a San Pietro: “Addimanna a mammeta che carità ha fatto inte ‘a vita soja e vienemello a ricere”. San Pietro allora scennette into all’inferno e ‘nterrogaje ‘a mamma che le rispunnette: “Nu juorno nu pover’ omme me chierette l’ellemosena e i ce rietti ‘na cape r’aglio”. “E allora acchiappa ‘sta capa r’aglio — ricette ‘o Signore — e saglie ‘n paravise”. ‘A mamma ‘i San Pietro ‘a acchiappaje e abbiaje a sagli’; ma passanno p’ ‘o Puvriatorio, a mill’ a mill’ i rannate s’apprufittarene ‘e ‘sta situazione e s’afferraiene a essa. E chi s’attac­cava a’ veste e chi cu ‘na mano e chi cu l’ata. Allora ‘a mamma ‘e San Pietro se scutuliaje e veste e alluccaje: “Jatevenne! Jatevenne! chill’ figlieme ha priate sule pe’ me! “. N ‘era manco fernuto è ricere ‘sti ccose che sprufunnaje nata vota inte all’inferno. E mentre ll’aneme r’ ‘o Puvriatorio se salvarono p’essa nun ce stette niente ‘a fa’. ‘O Signore ‘a vulette puni’ pecché se sdegnaje pe’ l’egoismo suojo. Mo se rice che sule nu juorno ‘o Signore concere a’ mamma ‘i San Pietro de i’ a truva’ ‘o figlio e ‘stu juorno capita proprio ‘u 29 ‘i giugno die po’ sarebbe l’onoma­stico e San Pietro. E spisse, inte a chella iurnata vene a fa’ nu grande tempurale: chelle e’ ‘a mamma ‘e San Pietro che quann’è ‘u mumento nu vvo’ turna’ chiü miezo ‘o ffuoco ardente; allora abbia a allucca’, a sinania’, a s’agita’. Ma nun ce sta nient’ ‘a fa’ e primma ‘e mezanotte, mieze a tuone, lampe, i riavule a veneno a piglia’ pe’ sa purta’ ‘n’ata vota rinte all’inferno.

Si dice che la mamma di San Pietro era un’anima molto scellerata e quando era viva ne fece di tutti i colori. Quando essa morì, il Signore la condannò all’Inferno, nel fuoco ardente. A. S. Pietro, si stringeva il cuore quando pensava a questa cosa e tanto fece che convinse il Signore di fare una grazia per sua madre. Il Signore allora disse a S. Pietro: “Domanda a tua madre quale carità ha fatto nella sua vita e vienimelo a riferire’”. S. Pietro, allora, scese nell’Inferno e interrogò sua madre che le rispose: “Un giorno un povero uomo mi chiese l’elemosina e io gli diedi una testa di aglio “. “E allora prendi questa testa di aglio — disse il Signore — e sali in Paradiso’ – La mamma di S. Pietro la afferrò ed iniziò a salire, ma passando per il Purgatorio, a mille a mille le anime dannate approfittarono di questa situazione e si afferrarono ad essa. E chi si attaccava alla veste e chi con una mano e chi con l’altra. Allora la mamma di S. Pietro si scrollò la veste e gridò: Andatevene! Andatevene! Mio figlio ha pregato solo per me!”. Non aveva neanche finito di dire queste cose che sprofondò un’altra volta nell’Inferno. E mentre le anime del Purgatorio si salvarono, per lei non ci fu nulla da fare. Il Signore la volle punire perché si sdegnò per il suo egoismo. Adesso si dice che solo un giorno il Signore concede alla mamma di S. Pietro di andare a trovare suo figlio e questo giorno capita il 29 giugno che poi sarebbe l’onomastico di S. Pietro. E spesso in questa giornata viene a fare un grande temporale. E’ la mamma di S. Pietro che, quando è il momento, non vuole più tornare in mezzo al fuoco ardente; allora inizia a urlare e a smaniare e ad agitarsi. Ma non c’è niente da fare e prima di mezza­notte in mezzo a tuoni e lampi i diavoli la vengono a prendere per portarsela un ‘altra volta nell’Inferno. Così dice la leggenda.

* Antropologo culturale, Lecturer alla Boston University

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Maria Beatrice Crisci
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Mi occupo di comunicazione, uffici stampa e pubbliche relazioni, in particolare per i rapporti con le testate giornalistiche (carta stampata, tv, radio e web).Sono giornalista professionista, responsabile della comunicazione per l'Ordine dei Commercialisti e l'Ordine dei Medici di Caserta. Collaboratrice de Il Mattino. Ho seguito come addetto stampa numerose manifestazioni e rassegne di livello nazionale e territoriale. Inoltre, mi piace sottolineare la mia esperienza, più che ventennale, nel mondo dell'informazione televisiva, come responsabile della redazione giornalistica di TelePrima, speaker e autrice di diversi programmi. Grazie al lavoro televisivo ho acquisito anche esperienza nelle tecniche di ripresa e di montaggio video, che mi hanno permesso di realizzare servizi, videoclip e spot pubblicitari visibili sulla mia pagina youtube. Come art promoter seguo alcune gallerie d'arte e collaboro con alcuni istituti scolastici in qualità di esperta esterna per i Laboratori di giornalismo. Nel 2009 ho vinto il premio giornalistico Città di Salerno.

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