Caserta, al Civico14 Don Chisciotte vive uno spirito dionisiaco
– È raro che si scendano scale per entrare in Paradiso, eppure capita. 
La compagnia Garbuggino/Ventriglia porta in scena “In terra in cielo”, dramma ispirato alle sconclusionate azioni di Alonso Chisciano, forse più noto con lo pseudonimo di Don Chisciotte. Apre la scena quella che è la rivisitazione di Ronzinante; cavallo senza cavaliere, fervido sognatore, questa volta in viaggio nello spazio-tempo e non nello spazio ristretto della Mancia, disperso in una dimensione illimitata dove tutto è il contrario di tutto. Lo spettatore viene introdotto da subito in un’atmosfera onirica dominata dalle immagini. Il testo è essenziale e viene quasi sovrastato dalle musiche di Gaetano Balducci. Ciò conferisce allo spettacolo un’aura dionisiaca che attacca le viscere di chi osserva, prima di lasciargli il tempo di comprendere. In questo senso sono anche orientate le continue convulsioni dei due attori, che creano confusione sulla scena, simulando il caos dell’esistenza stessa. E le parole, usate in modo sibillino, acquisiscono un valore profetico gonfiando la bolla del pathos fino all’estremo. Sarà solo la battuta finale a riportare una parvenza di ordine, con un Don Chisciotte continuamente richiamato alla realtà da Sancho, che pur non può sfuggire allo slancio di follia. L’idalgo si dichiarerà amante della vita e delle sue meraviglie, interprete perfetto del suo messaggio più profondo. Non c’è una conclusione, gli spasmi riprendono subito dopo la catarsi. Allora è la giacca di pelle indossata da Gaetano Ventriglia a venirci in soccorso. L’attore si scorcia le maniche, tuttavia quella destra decide di ricadere sull’avambraccio. Durante la sfrenata ricerca della coerenza, si scopre che la vita è una manica alzata, mentre l’altra si abbassa noncurante.
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