Caserta, in piazza il saluto di suor Rita Giaretta alla sua città
– Lascia Caserta dopo 24 
A Caserta suor Rita è la «buona samaritana» di tante donne sfruttate e violate da criminali e aguzzini senza scrupoli, donne migranti in situazioni di difficoltà, sole o con figli. Fare del bene agli altri, dunque, come dono supremo di Dio. Questa è la sua missione. Nel capoluogo di Terra di Lavoro, suor Rita ha fondato Casa Rut, una comunità di suore orsoline arrivate nel 1995 da Vicenza a Caserta, accolte dall’allora vescovo Raffaele Nogaro, con un sogno: occuparsi delle donne in difficoltà soprattutto immigrate, che vivono in una condizione di invisibilità e di precarietà sociale e umana. Dopo il lavoro nelle carceri e sulle strade del litorale domizio, le suore hanno aperto una residenza per donne in difficoltà. Casa Rut da allora è un luogo in cui si respira un’aria di famiglia, in cui c’è la presa in carico della vita delle donne da parte di altre donne che hanno a cuore il loro destino. Tantissime le ragazze accolte, tante sono state vittime della tratta di esseri umani, una delle più gravi violazioni dei diritti fondamentali della persona.

Insomma, Rita Giaretta ha sconvolto i tempi di una città lenta e con una grande forza innovatrice e positiva ha sviluppato e realizzato un modello tutto casertano di assistenza e indirizzo al lavoro. Non solo, ma ha anche fatto da sprone e da stimolo per tanti che oggi, sulla scia del suo esempio, si impegnano nel volontariato proprio per costruire con lei una rete operativa solidale, religiosa e laica al tempo stesso. In un momento storico come quello che si vive oggi a livello nazionale e addirittura planetario, dove gli stessi concetti di solidarietà e di accoglienza rischiano di essere messi in discussione, il «modello Caserta» diventa un buon punto di riferimento e soprattutto un modello esportabile. Lo sa anche suor Rita, che probabilmente si rende conto della necessità di dover portare altrove, anche su una scala territoriale maggiore, la sua eccellente esperienza casertana. Sa che deve insegnare a seminare quello che all’ombra della Reggia si è già iniziato a raccogliere. Oggi c’è un altrove che ha più bisogno di lei. E questo lo si scrive con immenso rammarico, ma anche con la consapevolezza che non si possono mettere limiti geografici al bene.
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