Cultura, cibo e narrazione, al Manzoni il racconto del territorio con l’Osservatorio Dieta Mediterranea

Cultura, cibo e narrazione, al Manzoni il racconto del territorio con l’Osservatorio Dieta Mediterranea

Press Liceo Manzoni*- Un’aula trasformata in agorΓ  del pensiero, un silenzio carico di attesa e poi, come un fiume in piena, parole dense, appassionate, necessarie. È in questo clima che il Liceo Statale A. Manzoni, diretto dalla dottoressa Adele Vairo, ha accolto uno degli incontri piΓΉ significativi del percorso formativo FSL (ex PCTO) β€œLa narrazione del territorio: il giornalismo digitale tra cultura ed enogastronomia”. Tutor il professore Luciano De Luca. Esperto esterno la giornalista Maria Beatrice Crisci. Protagonista, Vito Amendolara, presidente dell’Osservatorio Dieta Mediterranea. L’incontro ha incarnato pienamente gli obiettivi del corso FSL: attraverso la narrazione digitale del territorio, gli studenti hanno l’occasione di esplorarne risorse culturali e ambientali, scoprendo le figure chiave che le valorizzano. Intervistare, ascoltare e raccontare permette di comprendere le potenzialitΓ  del proprio territorio e l’impatto di personalitΓ  come Amendolara nel promuoverne identitΓ  ed eccellenze. PiΓΉ che una lezione teorica, l’appuntamento si Γ¨ rivelato un’esperienza concreta di connessione tra cultura, enogastronomia e giornalismo, restituendo agli studenti una percezione tangibile del valore storico, sociale e umano della loro terra. Un vero atto civile, un affondo lucido e appassionato nella complessitΓ  del nostro rapporto con il cibo.
Al centro, “la Dieta Mediterranea”, riconosciuta patrimonio immateriale dell’umanitΓ  dall’UNESCO, elevata a simbolo universale di equilibrio, salute e identitΓ  culturale. Un modello che il mondo ci invidia e che, paradossalmente, proprio noi sembriamo aver smarrito.
Il paradosso si consuma infatti nella Campania, culla storica di questo stile di vita: qui, dove nasce la cultura della tavola sana, si registra oggi uno dei piΓΉ alti tassi di obesitΓ  in Italia e in Europa. Una frattura profonda tra memoria e presente, tra tradizione e consumo, che Amendolara ha denunciato senza reticenze: β€œSu circa 650.000 decessi annui in Italia, ben 250.000 sono legati a patologie connesse a una scorretta alimentazione”. Una vera emergenza sanitaria, che chiama in causa non solo le istituzioni, ma anche il singolo individuo, spesso inconsapevole protagonista di scelte indotte piΓΉ che libere.
È proprio su questo crinale che l’incontro ha toccato uno dei suoi momenti piΓΉ alti e problematici: la riflessione sul potere pervasivo della comunicazione pubblicitaria. Vito Amendolara ha guidato gli studenti in un’analisi puntuale dei meccanismi che regolano il marketing alimentare contemporaneo, evidenziando come esso non si limiti a orientare il consumo, ma incida in profonditΓ  sulla formazione dei comportamenti individuali. In un contesto saturo di stimoli, la libertΓ  di scelta appare sempre piΓΉ condizionata, talvolta ridotta a una percezione piΓΉ che a un’effettiva possibilitΓ .
Secondo questa prospettiva, la pubblicitΓ  non si limita a promuovere prodotti, ma plasma percezioni, desideri e comportamenti, costruendo bisogni indotti che spesso nulla hanno a che fare con reali necessitΓ  nutrizionali. Essa consolida abitudini poco salutari, normalizzando consumi eccessivi o squilibrati e creando un cortocircuito tra impulso immediato e salute a lungo termine. In un mercato saturo di stimoli visivi e sonori, le strategie di marketing alimentare tendono a trasformare l’atto del mangiare in un gesto guidato piΓΉ dalla suggestione che dalla consapevolezza, in cui la quantitΓ  prevale sulla qualitΓ  e l’apparenza sul valore nutrizionale. Ne consegue una progressiva erosione della capacitΓ  critica dell’individuo, che si traduce in una riduzione della consapevolezza e, di conseguenza, della qualitΓ  della vita. CiΓ² che un tempo era un momento di socialitΓ , cultura e connessione con il territorio – la preparazione dei pasti, la scelta dei cibi, il rituale del convivio – rischia oggi di diventare un atto automatico, frettoloso e individuale, quasi meccanico. La relazione con il cibo si riduce cosΓ¬ a una sequenza di scelte guidate da logiche esterne, privando l’individuo non solo del piacere autentico della tavola, ma anche della possibilitΓ  di nutrirsi come atto di consapevolezza, equilibrio e benessere complessivo.
L’incontro si Γ¨ concluso con una consapevolezza nuova: recuperare la Dieta Mediterranea non significa solo tornare alle origini, ma riconquistare un diritto fondamentale β€” quello di scegliere, davvero, come vivere. PerchΓ©, in fondo, la salute non Γ¨ solo assenza di malattia, ma presenza di coscienza. E tutto, inevitabilmente, comincia da ciΓ² che mettiamo nel piatto.

*Daniele Di Vaia V AS

About author

You might also like