È il giorno di San Gennaro, tutta Napoli fa festa al suo patrono

È il giorno di San Gennaro, tutta Napoli fa festa al suo patrono

Luigi Fusco

Faccia ‘ngialluta fà ‘o miracolo erano solite gridare, un tempo, le cosiddette “parenti” a San Gennaro durante le invocazioni, le litanie e i momenti di preghiera che, ancora oggi, si svolgono all’interno della Cattedrale di Napoli nel giorno del suo dies natalis, il 19 settembre, in attesa che il sangue si sciolga e avvenga così il tanto atteso miracolo.

Quella del divo Januario è una devozione molto antica che fonda le proprie radici nella tradizione religiosa partenopea che, a sua volta, non è estranea a elementi culturali di derivazione pagana. Gennaro, il santo patrono per eccellenza, ha un rapporto speciale con la sua città, perché l’ha sempre difesa da ogni pericolo, vendicandola da tutti i nemici. Difatti, secondo un’antica consuetudine, egli è considerato civi, patrono vendici.

Nato a Benevento, nella seconda metà del III secolo, dove ricoprì anche la carica di vescovo, divenne poi vittima delle persecuzioni di Diocleziano. Nel 303, a seguito della sua incessante attività di apostolato nei confronti di alcuni prigionieri dell’imperatore, venne imprigionato, processato e condannato a morte. Condotto presso l’anfiteatro Flavio di Pozzuoli, insieme al diacono Sossio, venne dato in pasto ai leoni che, al suo cospetto, invece di sbranarlo si inginocchiarono. Dopo quest’episodio venne gettato all’interno di una fornace, che si ipotizza si trovasse a Cimitile nell’area delle chiese paleocristiane, per morire tra atroci tormenti, ma ne uscì illeso. Dopo questi tentativi, venne, infine, riportato nella cittadina puteolana dove il suo capo cedette alla lama del boia. Il martirio avvenne nei pressi della Solfatara, dove ora sorge la Chiesa di San Gennaro, eretta sul cippo dove era stato decapitato. A supplizio avvenuto, una pia donna si preoccupò di raccogliere il suo prezioso sangue che conservò in due ampolle, divenute, poi, il suo principale attributo iconografico. I suoi resti vennero sepolti sotto la collina di Capodimonte, nelle catacombe che oggi hanno il suo nome. Le sue reliquie, nel tempo, finirono a Montevergine, poi, verso la fine del Quattrocento, tornarono a Napoli grazie all’intervento del Cardinale Oliviero Carafa. 

A San Gennaro, con il passar dei secoli, sono stati dedicati monumenti e preziose opere d’arte realizzati dai più grandi artisti. Dal Succorpo della Cattedrale alla Cappella del Tesoro di Cosimo Fanzago e, ancora, dipinti, sculture, busti, reliquiari e tant’altro. Tutti capolavori disseminati tra le chiese e i conventi partenopei e, soprattutto, conservati nel suo omonimo museo, la cui sede è annessa alla sagrestia della sua cappella nel duomo.

Non solo di Napoli, ma di tutta la Campania è patrono, così come di Little Italy a New York, la sua devozione è universale, ma anche fortemente contemporanea. Dalle magliette dai colori vivaci, su cui è raffigurato il santo martire con gli occhi rivolti al cielo, ai recenti e simpatici slogan tipo “Stay sciolt”, un’invocazione moderna che invita il Santo a compiere il prodigio affinché possa, fra le varie intenzioni, debellare, una volta per tutta, la diffusione del covid-19 e far smettere la guerra in Ucraina. 

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Luigi Fusco - Docente di italiano e storia presso gli Istituti Superiori di Secondo Grado, già storico e critico d’arte e guida turistica regione Campania. Giornalista pubblicista e autore di diversi volumi, saggi ed articoli dedicati ai beni culturali, alla storia del territorio campano e alle arti contemporanee. Affascinato dal bello e dal singolare estetico, poiché è dal particolare che si comprende la grandezza di un’opera d’arte.

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