Emozioni nascoste, la sana rabbia che dà leggerezza all’ansia

Emozioni nascoste, la sana rabbia che dà leggerezza all’ansia

Armando Rispoli (psicologo e psicoterapeuta)

– È una giornata qualsiasi e stiamo facendo le nostre normali attività, quando all’improvviso prorompe in noi una fastidiosa sensazione che stia per capitare qualcosa di brutto, che non sappiamo cosa sia. A volte l’ansia prende la forma dalla paura di morire, o dall’angoscia per il fatto che “un giorno” dovremo morire e che nulla ha senso. A volte siamo assaliti da un generico ma intenso terrore di essere soli, di non farcela. In altri casi si ha la sensazione che qualcosa di terribile e di più grande di noi incomba nella nostra vita. E infine, a volte, si presenta un’acuta ansia “senza oggetto”, pura tensione, puro stato di allerta senza nessun’altra sfumatura. Che cosa si nasconde dunque dietro l’ansia? Anche quando è portatrice di immagini mortifere in realtà questa angoscia è da interpretare come una parte di noi stessi che dice: voglio assolutamente VIVERE! È importante allora comprendere perché questa voglia debba manifestarsi in un modo così violentemente negativo a volte addirittura debilitante. E la risposta risiede nel fatto che, attraverso questa modalità, il nostro cervello si fa carico di scuoterci direttamente alla radice, di farci interrompere il flusso automatico delle cose che scandiscono la nostra quotidianità e di obbligarci a chiederci “che cosa sta succedendo?”. Questo è  l’unico modo che ha per segnalarci che stiamo escludendo dalla nostra vita una parte essenziale di noi stessi, una parte che non si può sopprimere e che ha bisogno di essere recuperata. Può essere qualsiasi cosa: creatività, sessualità, libertà, desideri, bisogni e addirittura emozioni lasciate da parte. In questo articolo stimolato dalla riflessione con alcuni dei miei pazienti vorrei indirizzare l’attenzione proprio su quando l’ansia è collegata alla tendenza a escludere alcune emozioni dalla nostra vita. Potrebbe risultare sorprendente, ma noi essere umani possiamo vivere praticamente tutta la nostra esistenza nascondendo emozioni come ad esempio la rabbia. Raramente si associa la rabbia all’ansia, alcuni tendono a fingere di non provarla, e a volte riescono a convincersi anche fortemente di non provarla, per paura delle conseguenze di questa emozione così potente. I contesti educativi possono essere determinanti nel convincere che esprimere la rabbia è scortese, fuori da un comportamento di controllo e pericoloso per se stessi e per gli altri e così molte persone preferiscono mostrarsi come gentili, educati, controllati agli occhi degli altri. In alcune famiglie, viene trasmesso il messaggio che tutte le sensazioni “sgradevoli” non devono essere espresse, riconosciute o convalidate e quando inevitabilmente vengono esperite generano in chi le prova confusione, vergogna e senso di inadeguatezza. Tali emozioni tendono a influenzare la propria personalità e inducono a mettere da parte dunque le parti di sé che più probabilmente le generano. La rabbia nascosta dunque non si traduce in un volto perennemente arrabbiato o in qualcuno che va in giro spintonando, urlando o rispondendo in modo inappropriato. Questa emozione genera angoscia, fatica, si traduce in cattivo umore ma soprattutto genera un’ansia “senza oggetto” appunto. Per riconoscere la rabbia nascosta, bisogna osservarsi durante la quotidianità e accorgersi di quando ci si sente svalutati, traditi, quando si vivono delle ingiustizie, quando ci si sente frustrati, quando gli altri invadono i nostri confini, giudicano o ignorano i nostri bisogni. È in questi momenti che nasce la censura delle emozioni avvertite come minacciose ma che, di conseguenza, si trasformano in qualcos’altro. Dopo aver riconosciuto tali dinamiche è importante ricordarsi che in natura esiste una rabbia che non ha nulla a che fare con la cattiveria, che non è assimilabile alla maleducazione o alla perdita di controllo. È quella rabbia sana, centrata e consapevole che ci permette di difendere la nostra sensibilità e trasformare così l’ansia in leggerezza e maggiore stima di sé. 

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Maria Beatrice Crisci
Maria Beatrice Crisci 8255 posts

Mi occupo di comunicazione, uffici stampa e pubbliche relazioni, in particolare per i rapporti con le testate giornalistiche (carta stampata, tv, radio e web).Sono giornalista professionista, responsabile della comunicazione per l'Ordine dei Commercialisti e l'Ordine dei Medici di Caserta. Collaboratrice de Il Mattino. Ho seguito come addetto stampa numerose manifestazioni e rassegne di livello nazionale e territoriale. Inoltre, mi piace sottolineare la mia esperienza, più che ventennale, nel mondo dell'informazione televisiva, come responsabile della redazione giornalistica di TelePrima, speaker e autrice di diversi programmi. Grazie al lavoro televisivo ho acquisito anche esperienza nelle tecniche di ripresa e di montaggio video, che mi hanno permesso di realizzare servizi, videoclip e spot pubblicitari visibili sulla mia pagina youtube. Come art promoter seguo alcune gallerie d'arte e collaboro con alcuni istituti scolastici in qualità di esperta esterna per i Laboratori di giornalismo. Nel 2009 ho vinto il premio giornalistico Città di Salerno.

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