Epifania tra sacro e profano: la Befana degli artisti casertani
Maria Beatrice Crisci – L’Epifania è, per sua natura, una rivelazione. Il termine stesso rimanda all’idea di apparizione, di visione improvvisa capace di svelare un significato profondo. Nella tradizione cristiana è la manifestazione della divinità di Gesù ai Re Magi, ma nell’immaginario collettivo italiano l’Epifania coincide anche con una festa laica, legata al dono e all’attesa, incarnata da una figura popolare e ambigua: la Befana.
È proprio questa doppia anima – sacra e profana, simbolica e quotidiana – ad aver ispirato un quartetto di artisti casertani, Alessandro Del Gaudio, Roberto Pagliaro, Giovanni Tariello e Giuseppe Vaccaro, che hanno scelto di interpretare l’Epifania attraverso l’immagine della Befana, declinandola in forme originali e profondamente legate al territorio. Le loro opere si muovono sul confine tra tradizione e contemporaneità, trasformando una figura del folklore in un segno identitario capace di parlare alla comunità di Terra di Lavoro.
Strega o fata? La Befana affonda le sue radici in un immaginario antico, precedente alla cristianizzazione, in cui la figura della strega aveva una funzione positiva all’interno del gruppo sociale. A ricordarlo è l’antropologo culturale Augusto Ferraiuolo, casertano e docente universitario a Boston, che definisce la Befana una «strega, ma buona». «Fa riferimento a un’epoca in cui le streghe erano di aiuto e non un pericolo. È quello che Jules Michelet chiama il periodo d’oro. Le streghe erano guaritrici e aiutavano il gruppo sociale. La Befana è probabilmente l’unico simbolo rimasto di quel tempo», spiega Ferraiuolo, sottolineando come si tratti non di date storiche precise, ma di mutamenti di atteggiamenti culturali.
È una vera e propria “Befana Casertana” quella dipinta da Alessandro Del Gaudio. Indossa la maglietta rossoblù della Casertana e sorvola il cielo di Terra di Lavoro, diventando emblema di appartenenza e identità collettiva. Il riferimento sportivo assume il valore di un linguaggio condiviso, capace di evocare passioni e legami profondi.
Anche la Befana disegnata da Roberto Pagliaro è tifosa della Casertana, ma la sua interpretazione è giovane, sensuale e ironica. “Una Befana per tutti…” che rivolge il suo sguardo allo Stadio Pinto, luogo simbolico per i supporter. In primo piano compaiono inoltre alcuni dei principali riferimenti monumentali della città: la Reggia di Caserta, il Duomo di Casertavecchia, la statua di Luigi Vanvitelli. La Befana porta con sé così una molteplicità di immagini capaci di strappare un sorriso e di rafforzare il senso di appartenenza.
Diversa è la visione proposta da Giovanni Tariello. La sua Befana non vola su una scopa, ma si presenta come una donna forte, consapevole, con negli occhi i colori dell’arcobaleno. È una figura che richiama l’idea di pace e di festa come momento di condivisione. Alle sue spalle si staglia il profilo rassicurante e maestoso della Reggia, presenza architettonica capace di dettare ritmo e solennità alla composizione pittorica.
Chiude il percorso il notturno pop di Giuseppe Vaccaro. Al chiaro di luna, la Befana sorvola la Reggia sull’immancabile scopa, ma indossa la maschera di Pulcinella, fondendo tradizione e ironia in una chiave esplicitamente partenopea. La pizza e il corno portafortuna con la corona completano la scena, aggiungendo elementi di scaramanzia e cultura popolare.
In tutte queste declinazioni, la Befana si conferma come una figura capace di attraversare il tempo e di rinnovarsi. Da simbolo folkloristico diventa strumento espressivo, immagine identitaria e occasione di riflessione collettiva, dimostrando come l’arte possa ancora offrire nuove visioni a partire da un immaginario antico e condiviso.
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