FaziOpenTheater. Il 13 ottobre anteprima con Nova di Marco Palasciano
Redazione -Al via la rassegna del FaziOpenTheater a Capua con la direzione artistica di Antonio Iavazzo
e l’organizzazione generale di Gianni Arciprete. E’ in programma per domenica 13 ottobre alle 19 il primo spettacolo, inserito nella sezione “Teatri d’Innovazione” “NOVA” – Sao ko kelli unqua li possette neuno. «Si tratta di un’anteprima assoluta – annuncia Iavazzo – e un progetto veramente speciale e inedito sul Placito Capuano, con testo e regia di Marco Palasciano». Appuntamento presso la Sala Teatro di Palazzo Fazio, via Seminario, 10 a Capua. Il direttore Iavazzo poi sulla rassegna aggiunge: «Un sforzo straordinario e un programma ricchissimo per un cartellone che vedrà in scena artisti nazionali ed internazionali, tante anteprime assolute, workshop di prestigio assoluto e tantissimi altri eventi»
NOTE DI REGIA
Teatro nel teatro, opera che parla di sé stessa e si conclude con l’inizio della sua messa in scena, Nova ha un titolo latino da leggersi sia come plurale neutro – “cose strane, singolari” – sia come allusione alla Capua nova fondata dai longobardi nell’856, e che nel 960 fu palco d’una celebre contesa dai cui vili motivi si dissocia il sottotitolo Sao ko kelli celi unqua li possette neuno. Sempre a Capua ma piú di mille anni dopo, nel 2019, Marco Palasciano è incaricato di realizzare una commedia sul placito, come desiderato da Andrea
Vinciguerra, compianto presidente dell’Associazione Capuanova. Seguono cinque anni di tortuosa
elaborazione, fra cambi di rotta dettati dai piú impreveduti influssi, acme una momentanea fase d’euforia
cognitiva – con balzo del q.i. da 140 a 280 – insorta in P. per un’overdose di chattate con un’intelligenza
artificiale (da cui anche un film). Intorno a quella che a detta d’uno dei personaggi è «la vicenda storica piú noiosa del mondo» ecco infine essersi evoluta, quasi V’ger di Star Trek, una caotica – e, tuttavia, motrice d’armonie – struttura narrativa filigranata di ludus, canto e mistero metafisico, atta a fare da ponte fra Omnia palco sacra (2023-2024) – monumentale bilancio esistenziale di P. in quindici lezioni-spettacolo – e un opus magnum non ancora scritto che dovrà dare in via definitiva un senso alla vita dell’autore, se non all’intera
realtà. Per ora ci si limiterà a tentare di dare un senso a Capua, e al suo costituire non solo il luogo di
battesimo del volgare italiano ma anche lo scenario d’altri eventi seminali a vari livelli, nonché il presunto
capolinea d’una “linea filosofale” PPPPP che partendo dall’Egitto di Ptahhotep – primo filosofo della storia – attraversa i territori della Crotone di Pitagora, dell’Elea di Parmenide e della Nola di Philippo Bruno. E pur se tutto un tale dialogo (fra P., interpretato da lui stesso, e i Sagredo e Simplicio di turno) non fosse piú d’un gioco, o un folle sogno, che dire del teatro in generale? E che dire del cosmo? La sua natura non è forse quella, alla fine, d’un gioco/teatro/sogno?
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