Festa della Donna, dalla mimosa alle antiche festività

Festa della Donna, dalla mimosa alle antiche festività

Tiziana Barrella (ph Eleana Zaza)

-Forza e femminilità, questo è il significato che gli indiani d’America attribuivano al fiore simbolo della festa della donna: la mimosa, pianta delicata ma al contempo robusta e il cui olio essenziale ha proprietà rilassanti ed antidepressive.  Nel linguaggio dei fiori, la mimosa è il simbolo della delicatezza, per i suoi soffici fiorellini gialli; della sensibilità, poiché le sue foglie si chiudono se disturbate; della resilienza, poiché resiste al freddo e agli incendi.  La pianta che dona il profumatissimo fiore emblema anche della sopravvivenza, è scientificamente chiamata Acacia Dealbata, molto nota ed apprezzata in alcuni ambienti intellettuali e fra gli studiosi delle antiche conoscenze. Secondo la tradizione  infatti, essa consentì il ritrovamento del luogo ove fu sepolto il maestro incaricato di costruire il mitico Tempio di re Salomone e da allora, fu considerato un vero e proprio simbolo dell’immortalità. 

La straordinaria forza delle donne, delicate ma forti e celebrate con una ricorrenza che ha assunto recentemente dimensioni internazionali, è proprio come il fiore giallo dell’Acacia: fiorisce in primavera, manifestando tutta la sua bellezza ed il suo profumo, ma la sua pianta non perisce e le sue radici forti non temono freddo e siccità, un’associazione questa, che si presta molto bene a rappresentare l’universo femminile.  

Già nell’antica Roma i festeggiamenti in onore delle donne avevano una grande rilevanza e  ben due festività erano ad esse dedicate. All’inizio del mese marzo infatti ed in concomitanza con il risveglio della primavera si susseguivano due importanti cerimonie  in onore delle donne: il 1 marzo si festeggiavano le matrone, le matres familias, il 6 marzo invece si festeggiavano le vestali, vergini e custodi del sacro fuoco. 

Le matrone romane costituivano il vero e proprio pilastro della cittadinanza romana; il loro era un ruolo di grande rilievo poiché avevano lo scopo di badare alla casa, vigilare sul buon operato della servitù  ed accudire la prole. La domina, così veniva chiamata, era tutt’altro che una donna poco attenta alla sua cura ed alla sua estetica, nell’antichità infatti era già molto diffuso l’uso dei cosmetici, realizzati con prodotti   naturali, dei monili per l’abbellimento e dei profumi. 

Le vestali, donne con il più alto grado sacerdotale, erano invece le vergini custodi del focolare sacro che per tradizione ardeva senza interruzione. Il loro voto trentennale di castità era rivolto alla dea Vesta, il cui tempio è ancora oggi visibile all’interno del foro romano. Erano potenti e giovani donne selezionate fra le sei più potenti famiglie romane e fare parte del loro ordine era un grande onore.

Ma le donne sono sempre state considerate davvero speciali, oltre ad emblema della vita stessa; in tutto il continente europeo infatti, sono state rinvenute delle statuette antropomorfe in argilla, pietra saponaria  o materiali più semplici associate al paleolitico, che raffiguravano donne con le loro abbondati formosità. 

Le famose Veneri, statuine di circa 10-15 cm e realizzate tra il 35.000 e il 25.000 sec. a.C., venivano raffigurate con i loro abbondanti attributi femminili e con le braccia appoggiate al ventre (quasi a sottolinearne l’importanza proprio in termini di “luogo sacro” ove si compie il miracolo divino) o con le braccia evidenzianti i generosi seni (quasi a voler sottolineare il nutrimento che generosamente la donna offre).

Le donne in tutte le ere, così come riportato anche in molti testi sacri, hanno un ruolo decisivo nella storia: esse sono viste come le madri del mondo, le vere sostenitrici della società e il simbolo mariano, presente in molti luoghi di culto, è volto proprio ad onorare l’immagine divina femminile.  Esisterebbe però un momento ben preciso in cui sembra sia  avvenuta una sorta di inversione di tendenza che in qualche modo ha compromesso il loro ruolo fondamentale. Nel Mahabharata, letteralmente la grande battaglia, racconto epico di cui fa parte Bhagavadgītā, uno dei testi sacri dell’induismo più tradotto al mondo, è descritto un episodio specifico che evidenzia, come  da lì in poi, le donne non avrebbero più goduto del rispetto che avevano un tempo. La Divina Draupadi, donna nata dal fuoco sacro, venne pubblicamente derisa e il suo onore fu quasi oltraggiato dai membri stessi della sua famiglia. 

La festa  della donna, o Giornata Internazionale della Donna, affatto banale o evento meramente commerciale come delle volte può apparire, invita a porre l’attenzione sull’essenza femminile e sulle caratteristiche straordinarie di ciascuna donna che mai dovrebbero essere dimenticate e consentitemelo, prima di tutto a volte dalle donne stesse, che non sempre apprezzano la loro unicità, la loro sensibilità e capacità intuitiva di chi sa leggere al di là dell’apparenza.    

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Tiziana Barrella
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Avvocato del Foro di Santa Maria Capua Vetere. Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Giuridico Italiano. Segue numerose attività formative per alcune Università italiane. Svolge docenza e formazione per enti pubblici, privati e università. Profiler e studiosa di criminologia e psicologia comportamentale, nonché specializzata già da anni, nello studio della comunicazione non verbale e del linguaggio del corpo, con una particolare attenzione rivolta al significato in chiave criminologica delle azioni eterolesive ed autolesive, necessarie per la redazione di un profiling.

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