Francesca Fialdini a Ondawebtv: amore, dipendenze e rinascita

Francesca Fialdini a Ondawebtv: amore, dipendenze e rinascita

Fabio Marro – Francesca Fialdini, nota conduttrice e scrittrice, è stata intervistata da “OndawebTV”, in occasione della presentazione del suo ultimo libro, edito Mondadori, “Come fossi una bambola” scritto insieme allo psicologo, psicoterapeuta, coach e divulgatore Massimo Giusti.  L’evento si è tenuto venerdì pomeriggio presso l’Auditorium provinciale di Caserta, su iniziativa del Liceo Classico e Scientifico Pietro Giannone. Durante l’intervista, Francesca, dimostrandosi molto disponibile, ha risposto con chiarezza ed efficacia a domande basate sul libro, mettendo in luce la sua dedizione, professionalità e sensibilità sull’argomento.

Dalle parole di Francesca Fialdini e dal suo libro emerge con chiarezza l’importanza di aiutare il prossimo, anche semplicemente facendo conoscere, attraverso la divulgazione, un fenomeno ormai, nostro malgrado, molto diffuso. In questo modo, non solo si contribuisce a sensibilizzare ulteriormente la popolazione, ma si mettono in luce anche i segnali utili per riconoscere le dipendenze affettive e alcune possibili vie d’uscita.

Il libro è stato scritto insieme allo psicoterapeuta Massimo Giusti, in che modo il suo sguardo clinico ha cambiato e arricchito il tuo modo di raccontare queste storie?  «L’ha cambiato, quando ho incontrato Massimo, anche sui social, perché lui ha un profilo molto molto seguito sulle piattaforme, anche su Instagram, anche su Facebook, che si chiama “la psicologia positiva”, ed è stato bravissimo a tradurre in un linguaggio semplice e immediato un concetto così complesso come la dipendenza affettiva. Mi sono incuriosita, ci siamo incontrati e conosciuti, e lì è nata l’idea di una collaborazione. Chiaramente ho imparato tantissimo, ha dato delle definizioni e delle espressioni a delle cose che un tempo avremmo definito amore non corrisposto, eccetera eccetera.Invece oggi, finalmente, c’è un nome anche per la dipendenza affettiva».

Si può parlare di dipendenza affettiva solo nei rapporti di coppia? «No, naturalmente, la dipendenza affettiva non riguarda soltanto i rapporti di coppia, riguarda in generale tutti i nostri rapporti, persino quelli che abbiamo con i nostri animali. Il punto è che se tu ti affezioni tanto a un cane o un gatto fino a far dipendere il tuo tempo dalle sue esigenze, non rischiamo la vita. Se noi mettiamo nelle mani di qualcuno la nostra vita, la nostra felicità, rischiamo di consumarci al punto da perderla quella vita, da consumare un tempo infinito nei desideri di qualcun altro, fino a rovinarcela».

Questo libro racconta di relazioni che viste dall’esterno spesso sembrano normali. Qual è il segnale più sottile, ma anche più pericoloso che dovrebbe metterci in allarme?  «Ma i comportamenti sono tanti, noi sottovalutiamo spesso e interpretiamo, anche male, alcuni comportamenti come ad esempio delle manifestazioni di gelosia, che in verità non sono altro che una forma di controllo estremo. Però più che stare attento ai segnali d’allarme, perché già comunque le frasi che ci vengono dette può essere, in realtà, che non ci vengano dette perché vogliono rassicurarci, o perché esprimono necessariamente un sentimento profondo, alle volte ci vengono dette soltanto per agganciarci e tenerci lì, a uso e consumo. Ci sono anche delle personalità che si dicono “narcisisticamente orientate” e che desiderano semplicemente essere adulati, e servirsi anche o del sesso o di qualunque altro tipo di servizio, uso o consumo, per avere una finta relazione, dove in verità non viene investito nessun impegno, nessun senso di responsabilità; e noi magari ci illudiamo di contare qualcosa per questa persona. Ecco, forse, dobbiamo stare attente alle parole; le parole possono essere delle grandi trappole. »

Questo libro parla di come chiedere aiuto; perché, oggi, nel 2026, secondo te rivolgersi a uno psicologo viene vissuto come una debolezza e non come la normalità? «Ma anche questo è un misunderstanding, perché, soprattutto in Italia, c’è stato un grande tabù, si pensava che andare dallo psicologo significasse essere pazzo. Come se ad avere bisogno del medico fossero le persone sane, quando ci rompiamo una gamba andiamo a farci vedere e ci mettiamo il gesso,e ci curiamo, stiamo a letto tutto il tempo necessario e poi facciamo riabilitazione. Ecco, quando si rompe qualcosa nella nostra mente abbiamo bisogno di un medico che sappia rimetterci in piedi per poter camminare ancora in equilibrio o ritrovarne uno nuovo».

Francesca, se potessi parlare alla Francesca di vent’anni fa, cosa le diresti sull’amore? «Avevi ragione. Ah sì, sì, nel senso che io sono sempre stata un po’ cinica, ridere dell’amore mi aiuta a ridimensionarlo, nel senso che bisogna saper ridere di noi stessi, anche delle nostre paure più profonde o anche delle nostre idealizzazioni. Però, le direi soprattutto prima di affezionarti a qualcuno, affezionati a te stessa».

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Fabio Marro
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Diplomato al Liceo Classico Pietro Giannone, attualmente studente di Economia Aziendale presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante il mio percorso scolastico ho maturato esperienza nella politica studentesca, ricoprendo il ruolo di rappresentante d’istituto, e ho partecipato a un progetto Erasmus in Turchia, che mi ha permesso di approfondire la conoscenza della cultura e delle tradizioni locali. Sono appassionato di sport, teatro e tecnologia, ambiti che mi stimolano costantemente a sviluppare nuove competenze e a confrontarmi con realtà diverse.

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