Jacopo Mandich: notturno con sciacalli di luce al LimboStudio
Enzo Battarra – Anime purganti avvolte dalla nebbia di un Limbo che non ha confini, creature della notte, anime luminose, silenziose, orgogliose. “Jackal Project” è stata una performance installativa spettacolare proposta dall’artista romano, torinese di adozione, Jacopo Mandich al LimboStudio di Caserta. La innovativa sala pose professionale si è confermata come spazio multimediale, un vibrante crocevia di cultura contemporanea, ospitando la suggestiva live experience “Apollisiaco”. Curata da Fabio Maietta, l’installazione non è stata solo un’esposizione, ma un vero e proprio rito che ha fuso scultura, luce e performance, richiamando l’attenzione di un pubblico ampio e curioso della Terra di Lavoro. L’evento, avvenuto sabato 29 novembre, ha trasformato gli spazi di Piazza della Seta a San Leucio, in pieno territorio riconosciuto dall’Unesco patrimonio dell’umanità, in un luogo di profonda riflessione sulle radici ancestrali e sull’identità animale dell’uomo, temi centrali nell’opera di Jacopo Mandich. È proseguito così, dopo il successo di “Abstract Cartoons” di Gabriele Serrini, il progetto ideato da Fabio Maietta e Vittorio Giordano “Hearth: Art Starts Here”, in cui l’arte, fuori dai suoi confini, prende forma e diventa esperienza viva.
Le sculture luminose, realizzate con fili metallici, reti e vari materiali di risulta, che ne simulano le sembianze, rappresentano una mandria di creature ibride e totemiche, figure ispirate a un immaginario neopagano e pre-cristiano. Queste sagome scheletriche e translucide erano immerse in una penombra mistica e fumosa, percorse da fasci di luce Led, creando un’atmosfera onirica e quasi liturgica. È stata una suggestione visiva e sonora che invitava il visitatore a un viaggio introspettivo, esplorando il labile confine tra la natura di scheletrici sciacalli e l’esistenza civilizzata. “Jackal Project”, installazione modulare e itinerante, ha trasformato lo spazio espositivo in un paesaggio urbano interiore, popolato da sculture zoomorfe simili appunto a canidi: creature marginali, grottesche e luminose, che abitano gli interstizi della città e della coscienza. Sono fantasmi del disagio, pensieri sepolti, rancori latenti. La loro invasione sommessa ha alterato la percezione dello spazio, rivelando ciò che la società tende a rimuovere: colpa, ingiustizia, disuguaglianza. È stata una metafora dell’inconscio urbano, una chiamata a riconoscere ciò che si cela nei meandri della quotidianità.
Jacopo Mandich, classe 1979, laureato in Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Roma nel 2005, ha invaso con le sue opere tutto il LimboStudio, affiancando a “Jackal Project” altre opere, come i piccoli blocchi cubici che incastonano elementi della quotidianità e pupazzi, e ulteriori immagini capaci di esplorare la dualità dell’essere. Si spiega così il termine “Apollisiaco” che nasce dalla fusione di due concetti, “apollineo” e “dionisiaco”, due archetipi estetici e filosofici che rappresentano rispettivamente l’ordine e l’istinto, la forma e l’ebbrezza. L’artista esplora la tensione tra questi poli, dando vita a un’estetica ibrida e vibrante dove razionalità e caos convivono in equilibrio instabile. Presentata anche la “Nuvola quantica”: il pubblico era invitato a utilizzare come unica fonte di luce quella del proprio cellulare. L’installazione, ispirata alla teoria dell’indeterminazione delle particelle, evocava una forma frattale in cerca della propria identità. Ogni visitatore diventava parte attiva dell’opera, generando proiezioni e riflessi che, intrecciandosi con quelli degli altri, deformavano e alteravano lo spazio.
LimboStudio, con questo evento audace e di grande impatto emotivo, non solo ha arricchito l’offerta culturale della provincia di Caserta, ma ha sottolineato il suo ruolo di promotore di nuove tendenze artistiche nel panorama meridionale. È stato un appuntamento iconico per tutti gli amanti dell’arte che cercano nell’esperienza espositiva un dialogo profondo con la contemporaneità e una riscoperta del lato più selvaggio e primordiale dell’espressione creativa.
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