La storia della Befana: dalle dee pagane alla magia dell’Epifania
Tiziana Barrella – La Befana: da dea etrusca ad amato personaggio dell’Epifania Vecchia, curva, con le scarpe rotte e una scopa per volare. Ma dietro la Befana, figura amatissima del folklore italiano, si nasconde una storia molto più antica e affascinante di quanto si possa immaginare.
Le sue origini risalgono a un tempo remoto, precedente al cristianesimo, quando nelle campagne dell’Italia antica si venerava la dea Strenia, divinità etrusca poi adottata dai Romani. Strenia era simbolo di prosperità, salute e buon auspicio all’inizio dell’anno solare. A lei erano dedicati doni rituali scambiati nei giorni “sospesi” tra il solstizio d’inverno e l’Epifania: le strenne, antenate dei regali natalizi.
Con il tempo Strenia lasciò il posto a Abundia, dea dell’abbondanza, raffigurata con la cornucopia e immaginata mentre sorvolava i campi invernali per proteggere i semi in attesa della primavera. Un’immagine che spiega perché, ancora oggi, la Befana voli nella notte.
L’arrivo del cristianesimo cambiò radicalmente il destino di queste figure: le antiche dee pagane furono bollate come superstizioni e trasformate in streghe. Ma cancellarle del tutto si rivelò impossibile. Così Abundia sopravvisse, seppur deformata, nell’aspetto di una vecchia malandata. Una metamorfosi simbolica che riflette il passaggio da divinità luminosa a figura marginale, ma non sconfitta.
Col passare dei secoli, la valenza negativa si attenuò. La strega divenne una nonna buona, capace di distinguere tra bambini buoni e cattivi, di portare dolci o carbone, di entrare nelle case non per spaventare ma per donare. Le prime raffigurazioni della Befana risalgono ai secoli XIV e XV, segno che la Chiesa aveva ormai accettato questa figura, svuotandola del suo significato agricolo originario.
Per integrarla definitivamente nella tradizione cristiana, nacque la celebre leggenda dei Re Magi: una vecchietta che, dopo averli aiutati a trovare la strada per Betlemme, li rincorre pentita, distribuendo dolci ai bambini. Da qui l’usanza dei doni e l’idea delle scarpe consumate per il lungo cammino.
Accanto alla Befana sono sopravvissuti anche numerosi riti popolari: falò dell’anno vecchio, giochi notturni, osservazione delle stelle e antichi gesti divinatori, soprattutto femminili, legati al matrimonio e al futuro. Segni evidenti di una cultura contadina che, sotto il velo del cristianesimo, ha continuato a parlare il linguaggio arcaico dei cicli, della fertilità e del rinnovamento.
La Befana, in fondo, non è solo una figura folcloristica. È la custode di una soglia, l’ultimo volto del passato prima che l’anno nuovo cominci davvero. Una dea che ha cambiato nome e aspetto, ma non funzione: accompagnare l’uomo nel passaggio, ricordandogli che ogni fine porta con sé una nuova possibilità.
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