La storia passa da qui, la via Appia è patrimonio dell’Unesco
Luigi Fusco – L’Appia verrà iscritta nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. La decisione è giunta a seguito della 46esima sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale riunitosi a New Delhi.
La Regina Viarum, realizzata a partire dal 312 a.C., sarà così il sessantesimo sito italiano ad essere riconosciuto dall’UNESCO. La sua candidatura è stata fortemente voluta dal Ministero della Cultura, a cui si deve anche il coordinamento di tutte le operazioni necessarie alla produzione dell’apposita documentazione richiesta per la suddetta iscrizione.
Allo stesso ministero si deve inoltre la supervisione dei lavori svolti dalle istituzioni e dalle regioni che hanno collaborato al progetto.
Quattro sono state le regioni intervenute: Lazio, Campania, Basilicata e Puglia. Tredici le Città metropolitane e le Province coinvolte, a cui si aggiungono settantaquattro Comuni, quattordici Parchi, venticinque Università, numerosissime rappresentanze delle comunità territoriali, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra della Santa Sede.
Soddisfazione da parte del ministro Gennaro Sangiuliano che in merito ha espresso tutta la sua soddisfazione per il grande risultato ottenuto, dichiarando che il comitato UNESCO è riuscito a cogliere l’eccezionale valore universale della stessa Appia che, in parte, è reso dalla sua forte valenza ingegneristica, poiché ” nei secoli è stata essenziale per gli scambi commerciali, sociali e culturali con il Mediterraneo e l’Oriente”.
L’Appia fu la prima delle grandi strade di Roma costruite con tecniche innovative, veri e propri capolavori di ingegneria civile che si affiancarono alle vie naturali e che costituiscono i monumenti più durevoli della civiltà romana. Il tracciato, iniziato nel 312 a.C. dal censore Appio Claudio Cieco per collegare Roma a Capua, fu poi prolungato fino a Benevento, Venosa, Taranto e Brindisi, testa di ponte verso la Grecia e l’Oriente, man mano che avanzava la conquista romana e lungo la Via Appia Traiana, la variante fatta realizzare dall’imperatore Traiano nel 109 d.C. per agevolare il percorso nel tratto da Benevento a Brindisi. Concepita per esigenze militari, la Via Appia divenne da subito strada di grandi comunicazioni commerciali e di primarie trasmissioni culturali e, nel tempo, è diventata il modello di tutte le successive vie pubbliche romane così come, in un certo senso, l’origine del complesso sistema viario dell’Impero, che è anche alla base dell’attuale rete di comunicazione del bacino del Mediterraneo.
La creazione di questa rete stradale ha permesso la strutturazione di rotte di scambio anche con le vie d’acqua, permettendo così, nel corso dei secoli, un flusso praticamente ininterrotto di persone, idee, civiltà, merci, religioni e idee, percorsi che sono ancora vivi e sentiti da chi abita ancora oggi questi territori. Gli appellativi con cui gli stessi autori antichi la definirono, insignis, nobilis, celeberrima, regina viarum, testimoniano tutte le valenze politiche, amministrative, economiche, sociali e propagandistiche che le valsero la sua millenaria fortuna.
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