La tela del ragno, il mito di Aracne tra le sete del Belvedere

Il mito di Aracne, così come narrato da Ovidio nelle sue «Metamorfosi», racconta della vicenda dell’abile e sventurata tessitrice che osa sfidare Atena nella supremazia in quest’arte e che, vittoriosa, viene mutata in ragno dalla dea offesa. La rilettura teatrale è stata opportunamente studiata per essere rappresentata negli spazi del Belvedere.
«Due figure nobili – racconta Roberta Sandias – hanno accompagnato il pubblico che di volta in volta, di stanza in stanza, ha incontrato personaggi diversi che hanno raccontato sia la storia di Aracne che qualche aneddoto sul Real Sito. I personaggi della cittadina della Lidia sono diventati gli abitanti del borgo borbonico, offrendo allo spettatore la possibilità di scoprire la storia di un luogo che fu popolato da gente proveniente da tutta Italia, e anche dall’estero, attratta dai privilegi del lavoro nelle seterie, e dando la possibilità di mescolare al mito la storia. Ma abbiamo anche cercato di rendere brillante e divertente la figura di Ferdinando, che parla in vernacolo e gioca con la servitù».
In scena Attilia Maurano, Rita Russo, Peppe Romano, Valentina Elia, Gennaro Di Colandrea, Diane Patierno, Gabriele Formato, Nuvoletta Lucarelli, Antonio Elia, Manuel Di Martino, Julia Metitieri, Giulio Melone, Sabrina Nastri, Enrica Graziano, Rossella Altobelli, Sabrina Bruno e Marco Esposito.
«Ci sono forme teatrali – sostiene Roberta Sandias – che ci consentono di fare un lavoro sul territorio e di riscoprire attraverso il gioco scenico quelle che sono le tradizioni locali o il mito. Sono operazioni di grande divulgazione perché noi partiamo dal teatro delle famiglie, ma la proposta si allarga poi agli adulti. Questa forma di spettacolo itinerante che abbiamo sperimentato anche al Bosco di San Silvestro o con il Decameron a Casertavecchia è un’evoluzione naturale di quello che è il nostro percorso di valorizzare i luoghi attraverso il teatro, utilizzando i giovani della città. I nostri attori sono tutti professionisti casertani che hanno piacere a lavorare nel territorio. Dalla cultura si può fare impresa. Il laboratorio teatrale quest’anno conta 220 presenze tra bambini, adulti e ragazzi e nell’organico lavorativo ci sono trenta giovani regolarmente retribuiti».
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