La Traviata alla Reggia, un lessico vivo nel linguaggio popolare
Maria Beatrice Crisci – (ph Pino Attanasio) -Forse non si pensa, ma alcune espressioni che si usano ancora oggi — come “libiamo ne’ lieti calici”, oppure “croce e delizia”, “Parigi, o cara”, “Sola, abbandonata”, “Bollenti spiriti” — affondano le radici proprio nel mondo dell’opera. E in particolare nel capolavoro “La Traviata” di Giuseppe Verdi, una delle opere liriche più amate e rappresentate al mondo. Questo a dimostrazione di quanto la lirica fosse “popolare”, nel senso pieno del termine, cioè diffusa in tutte le categorie sociali e capace di appassionare tutti, senza distinzione di classe o di censo, ma anche di grado di istruzione.
Proprio “La Traviata” è andata in scena ieri sera, nello straordinario scenario della Reggia di Caserta, per il cartellone di “Un’Estate da Re”, rassegna organizzata e promossa dalla Scabec – Società Campana Beni Culturali, finanziata dalla Regione Campania con fondi di coesione (Italia 21/27) e realizzata in collaborazione con la Direzione della Reggia, il Comune di Caserta e il Teatro Municipale “Giuseppe Verdi” di Salerno. La direzione artistica è firmata da Antonio Marzullo.
A guidare l’Orchestra Filarmonica e il Coro del Teatro Verdi di Salerno, il maestro Daniel Oren, tra i più apprezzati interpreti verdiani a livello internazionale. Sul palco, nel ruolo di Violetta Valéry, il soprano Gilda Fiume, affiancata dal tenore Stefan Pop (Alfredo Germont) e dal baritono Ariunbaatar Ganbaatar (Giorgio Germont). La regia di Riccardo Canessa.
Un evento che ha unito bellezza architettonica, storia e musica in un connubio straordinario, capace di emozionare il pubblico presente. Con La Traviata, Verdi traccia un ritratto musicale di rara profondità psicologica. Ispirata al dramma La Dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio, l’opera racconta la vicenda struggente di Violetta, cortigiana parigina redenta dall’amore e poi spezzata dal peso del giudizio borghese. Un soggetto “dell’epoca” – come scriveva lo stesso Verdi – che rompe con i canoni melodrammatici tradizionali, scegliendo di esplorare la sfera intima, il dramma privato e l’umanità dei personaggi.
Il compositore anticipa il verismo, usando la musica non solo come forma, ma come racconto emotivo: i preludi intimisti, i ritmi di danza mondana, la forza teatrale dei duetti e il realismo psicologico danno vita a una delle eroine più complesse dell’intero repertorio. La Traviata è opera di denuncia, di amore e di sacrificio. E proprio per questo, nonostante l’iniziale insuccesso nel 1853, è oggi tra le più rappresentate e amate al mondo.
Il pubblico della Reggia ha accolto con entusiasmo ogni atto dell’opera, confermando quanto questa storia, scritta oltre 170 anni fa, riesca ancora a parlare in modo diretto e profondo. Il secondo appuntamento è in programma questa sera, sempre nel cortile d’onore della Reggia, con il tutto esaurito annunciato da giorni.
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