Lagnese su Oscar: Lo sport è medicina contro l’individualismo
Maria Beatrice Crisci – Lo sport può e deve essere una medicina contro l’individualismo, un’officina di fraternità capace di curare le solitudini del tempo presente. Si apre con questa profonda esortazione del vescovo Pietro Lagnese il saluto di Caserta a Oscar Schmidt, la leggenda del basket che ha reso grande il nome della città nel mondo. La scomparsa del fuoriclasse brasiliano non rappresenta solo la perdita di un atleta straordinario, ma il lascito di un uomo che ha saputo incarnare i valori più nobili dell’esistenza. In questo momento di commozione, la Chiesa diocesana si stringe con affetto alla signora Cristina, ai figli Felipe e Stephanie e a tutti i protagonisti di quella straordinaria avventura umana e professionale che è stata la carriera di Oscar.
Il presule pone l’accento su un’eredità che supera i confini del parquet: lo sport inteso come strumento di unità e crescita umana. La figura di Schmidt brilla ancora oggi per quella disciplina ferrea che lo portava a restare in campo ben oltre la fine degli allenamenti ufficiali, cercando la perfezione in cento canestri consecutivi. Questo rigore interiore, fondamentale anche nel cammino dello spirito, è stato un insegnamento silenzioso per intere generazioni di giovani, educati alla responsabilità verso se stessi e verso la collettività. Oscar ha dimostrato che il talento, senza la dedizione e il sacrificio, non può farsi testimonianza.
Proprio il gesto tecnico del tiro a canestro racchiude il senso profondo del suo passaggio terreno: un movimento che spinge le braccia e il cuore verso il cielo, trasformandosi in un invito costante a guardare verso l’alto. In un’epoca che troppo spesso costringe a vivere con lo sguardo ripiegato su se stessi o rivolto a terra, l’esempio del campione brasiliano invita a non arrendersi mai. La vita, come una partita di basket, è fatta di vittorie e sconfitte, ma la vera sfida è conservare sempre la voglia di scendere nuovamente in campo per tentare un altro tiro, certi che dopo ogni errore esiste la possibilità di una nuova parabola luminosa.
Le parole colme di dignità del figlio Felipe, nato e battezzato proprio all’ombra della Reggia, restituiscono l’immagine di un padre che è stato prima di tutto un modello di umiltà. Caserta, che Oscar ha amato profondamente e che lo ha ammirato come un simbolo di identità e orgoglio, lo affida ora alla memoria eterna. La sua lezione di vita resterà come un canestro infinito, capace di ispirare chiunque creda nel valore del gioco sano e nella forza di una comunità che sa restare unita, alzando gli occhi al cielo.
About author
You might also like
Architettura sostenibile, convegno internazionale al Belvedere
Emanuele Ventriglia (ph Angelo Marra) -Ha preso il via ieri al Belvedere di San Leucio la seconda edizione di «Beyond all Limits», il convegno internazionale sulla Sostenibilità in Architettura, Urbanistica
FaziOpenTheater. In scena Charlie Chaplin. L’uomo dietro la maschera
Roberta Greco -Domenica 12 gennaio, ore 19, presso la sala teatro di Palazzo Fazio a Capua, si terrà il settimo spettacolo in programma a FaziOpenTheater, nella sezione Teatri d’Innovazione, «Charlie
Passeggiando nel Medioevo a Caserta, arriva l’ultimo evento
Pietro Battarra -La rassegna «Passeggiando nel Medioevo a Caserta» è l’ultimo appuntamento del Museo Michelangelo. L’iniziativa nata per raccontare il Medioevo nel territorio casertano. Vero è che a breve molti



