Lagrotteria al Diocesano, cala il sipario: la materia si fa anima
Enzo Battarra – Domani, domenica 19 aprile, si conclude l’esperienza di «Ex-Sistere», la personale di Massimo Lagrotteria che ha abitato le sale del Museo Diocesano di Caserta. Restano le ultime ore per lasciarsi attraversare da un percorso estetico capace di fondere l’antico e il contemporaneo in un unico, profondo respiro. L’esposizione, curata da Fabio Maietta, sarà fruibile per l’intera giornata, osservando gli orari 10-13 e 17-20, offrendo un’ultima doppia finestra temporale per ammirare le opere.
Il progetto «Hearth: Art Starts Here», ideato dallo stesso Maietta, è tornato a dialogare con uno dei luoghi più significativi della città. Il Museo Diocesano, spazio carico di memoria e stratificazioni simboliche, non è stato un semplice scenario, ma un protagonista del processo di emersione. La sua architettura ha accolto con sorprendente naturalezza le opere pittoriche e scultoree dell’artista emiliano, trasformandosi in un luogo di rivelazione lenta e di ascolto profondo. In questo contesto, la ricerca di Lagrotteria ha attraversato la soglia fragile tra materia e presenza, tra ciò che resta nascosto e ciò che sceglie di emergere.
Entrando nel merito della produzione artistica, la pittura si manifesta come un atto di scavo. Lagrotteria opera per accumulo e sottrazione: strati di olio che si depositano, incisioni che aprono varchi e superfici che prima trattengono e poi cedono. Le figure umane non sono mai pienamente definite; appaiono come presenze in divenire, corpi che cercano un equilibrio mentre misurano la propria vulnerabilità. Nascono da una materia che oppone peso e resistenza, rendendo il loro venire alla luce un gesto necessario, quasi un atto di coraggio. «Ex-Sistere» — dal latino «uscire fuori», «manifestarsi» — descrive proprio questo passaggio in cui la materia smette di essere massa e diventa corpo. Le sculture completano questo racconto, mostrando cavità e ossature esposte che parlano di un’umanità autentica, capace di stare nel mondo proprio attraverso le proprie crepe.
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