L’artista Peppe DAG a StradAperta: le nuove Matres Matutae
Enzo Battarra – L’artista Peppe DAG, con la sua mostra dedicata alle Matres Matutae nell’ambito dell’iniziativa StradAperta di sabato 27 dicembre a Caserta, ha celebrato uno dei simboli più potenti e identitari della Terra di Lavoro, trasformando il mito antico in una narrazione visiva vibrante e attuale. Le opere si pongono come un ponte ideale tra il passato glorioso custodito nel Museo Campano di Capua e l’attualità espressiva di un artista che sa interpretare le radici del territorio con una sensibilità nuova. In questo percorso espositivo, l’immagine della madre, intesa come forza generatrice e protettiva, diventa il filo conduttore di un racconto che parla di vita, di rinascita e di bellezza resiliente. La pittura dell’artista casertano Peppe DAG non si limita alla semplice rappresentazione estetica, ma scava nel profondo dell’anima rurale e aristocratica di una provincia che continua a produrre meraviglia, offrendo uno sguardo colto e appassionato su figure millenarie che ancora oggi sanno parlare alle nuove generazioni con un linguaggio universale. Questo legame si riflette nel potente parallelismo tra la sacralità del mito e la realtà odierna, dove quelle su tela appaiono come nuove Matres Matutae, donne divine che si ergono a nuovi simboli della fecondità non solo biologica, ma intellettuale e sociale. Proprio come le antiche sculture di tufo, la donna di oggi nella provincia di Caserta incarna una resilienza moderna, custode di tradizioni ma proiettata verso il futuro, pilastro fondamentale di una comunità che trova nella figura femminile la sua guida spirituale e la sua ancora di salvezza. La cifra stilistica dell’artista emerge con forza nella scomposizione geometrica delle opere, dove l’immagine della Mater viene frammentata in piani cromatici sovrapposti che sembrano riflettere la complessità della psiche e della realtà contemporanea. Questa tecnica di scomposizione non annulla la forma, ma la moltiplica, permettendo all’osservatore di cogliere ogni singola sfaccettatura di questa divinità terrena: i volumi si spezzano e si ricompongono in un gioco di luci e ombre che richiama la stratificazione storica del territorio casertano, rendendo l’opera dinamica e quasi tridimensionale. In questo raffinato processo creativo, un ruolo determinante è affidato all’attenzione per il decoro in stile liberty, che smette di essere semplice ornamento di contorno per farsi parte integrante e indissolubile della figurazione stessa. Le linee sinuose, i motivi floreali e le eleganti curvature tipiche dell’Art Nouveau si intrecciano con i corpi e i volti delle madri, creando una trama visiva dove il decorativo diventa sostanza narrativa, quasi a voler sottolineare come la bellezza e la grazia siano elementi strutturali della natura femminile. Attraverso questa analisi complessa del segno e l’innesto di stilemi floreali, Peppe DAG riesce a rendere la staticità del tufo antico un elemento fluido e pulsante, dimostrando come l’essenza della “Mater” non sia svanita nei secoli, ma si sia evoluta in una consapevolezza nuova che inorgoglisce il nostro territorio e trasforma ogni tela in un inno alla capacità delle donne di generare cultura e bellezza in ogni epoca. Immergersi in questa mostra significa riscoprire il piacere di appartenere a una terra dove ogni pennellata diventa un omaggio alla fertilità intellettuale e artistica, confermando come l’arte sia lo strumento privilegiato per raccontare il lato migliore e più luminoso della comunità.
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