L’utopia non è un miraggio, a Caserta è teatro a cielo aperto
Enzo Battarra – Nel vocabolario della scena, l’acronimo UTOPIA smette di essere una semplice coordinata organizzativa legata all’Unione Teatri Operativi per l’Infanzia e l’Adolescenza per farsi manifesto ideale, fondendosi indissolubilmente con la parola “utopia” intesa come spazio del possibile. Il palcoscenico, per sua natura, è il luogo in cui l’irrealizzabile prende forma e l’illusione si fa carne, proprio come l’utopia letteraria e filosofica che non si traduce in assenza di luogo, ma nella ricerca di una terra ideale. Il teatro per l’infanzia condivide con questa dimensione la capacità di guardare oltre il presente, regalando ai più piccoli gli strumenti per immaginare mondi alternativi. In questo legame profondo, l’acronimo si specchia nel concetto filosofico: fare teatro per le nuove generazioni significa coltivare l’utopia concreta di una società fondata sull’ascolto, sulla meraviglia e sull’inclusione, trasformando la finzione scenica nel motore di un cambiamento reale.
Con questo spirito, la città di Caserta si prepara a trasformarsi in un grande palcoscenico a cielo aperto da martedì 23 a giovedì 25 giugno, accogliendo la Festa Nazionale di UTOPIA. L’importante manifestazione nazionale per le nuove generazioni, promossa dalla storica compagnia casertana La Mansarda Teatro dell’Orco sotto la direzione artistica di Roberta Sandias, animerà gli spazi del Campo Laudato Si’ in piazza IV Novembre. Questa tre giorni di eventi, patrocinata dal Comune di Caserta e realizzata in sinergia con la Fondazione Casa Fratelli Tutti e il From Village, rappresenta un momento unico di condivisione e rinascita culturale per l’intero territorio.
Il palcoscenico scelto possiede una forte valenza simbolica ed emotiva, trattandosi dell’area verde dell’ex Macrico, un tempo spazio di rigida impronta militare e oggi restituito alla cittadinanza grazie alla Diocesi, come luogo di incontro e di pace. In questo contesto verdeggiante e fertile, il teatro per ragazzi dimostra la sua capacità di generare comunità e di convertire la memoria del passato in un orizzonte di meraviglia. A tal proposito, Roberta Sandias, presidente nazionale di UTOPIA, evidenzia il valore profondo dell’iniziativa: «La scelta di Caserta e del luogo in cui si svolgerà UTOPIA non è occasionale. È con orgoglio e piacere che presentiamo il programma della Festa Nazionale di Utopia in una location speciale: uno spazio verde bellissimo appena restituito alla città. Il Campo Laudato Si’, ex Macrico, è stato un’area militare ora dismessa, di pertinenza della Diocesi, ed è particolarmente significativo che un luogo destinato a operazioni militari sia stato trasformato in uno spazio dove bambini, famiglie e giovani possano incontrarsi, riunirsi ed essere comunità. La scelta di questo luogo per la nostra Festa dunque non è casuale, perché anche Utopia è una piccola comunità ed essere comunità è il primo passo per far fiorire la bellezza. Sono felice che la risposta delle compagnie sia stata così massiccia e sono sicura che da questo incontro nasceranno altre idee, nuovi stimoli, nuovi sogni da rincorrere insieme».
All’interno di questo fitto mosaico di eventi, una risonanza emotiva del tutto particolare è affidata alla rievocazione della notte di San Giovanni, un momento magico carico di mistero e di ancestrali significati. Questa ricorrenza, da sempre legata al solstizio d’estate, celebra il trionfo della luce sulle tenebre in un rito di purificazione e rinascita che unisce il sacro e il profano. Nella tradizione popolare, è il tempo dei prodigi, della rugiada miracolosa e delle erbe benefiche, ma è soprattutto la notte dei desideri e dei legami indissolubili. Questa profonda dimensione rituale trova il suo perfetto compimento scenico proprio nella serata di mercoledì 24, quando la compagnia La Mansarda Teatro dell’Orco porterà sul palcoscenico del festival la propria produzione intitolata, non a caso, «La notte di San Giovanni». Mettere questo mito in scena significa attingere a una memoria collettiva antica, dove il teatro si riappropria della sua originaria funzione sacra e comunitaria. Attraverso la drammaturgia e la recitazione, gli spettatori verranno guidati in un viaggio notturno di trasformazione e speranza, dove le leggende popolari si fanno materia viva e universale per parlare al cuore di grandi e piccoli.
L’evento complessivo vedrà confluire nel capoluogo una fitta rete di energie creative provenienti da ogni angolo d’Italia, con ben ventinove compagnie teatrali e centoventi artisti provenienti da dodici diverse regioni, pronti a dare vita a parate scenografiche, venti pillole di teatro, presentazioni di volumi e sei spettacoli di assoluto rilievo.
Il viaggio poetico della rassegna intreccia l’arte della scena con la solidarietà internazionale attraverso il progetto Teatri Senza Frontiere. I fondi raccolti durante le giornate della festa saranno infatti destinati a sostenere le attività dei teatri operativi e degli operatori della Mansarda nei territori della Repubblica del Gambia, portando un messaggio di speranza e di espressione artistica nei contesti più complessi dell’Africa Occidentale. La bellezza dell’infanzia e la forza del linguaggio teatrale si fanno così veicolo di unione universale, confermando che la costruzione di un mondo più inclusivo parte proprio dai sogni dei più giovani.
Il fitto calendario di appuntamenti prevede una alternanza di momenti laboratoriali gratuiti e rappresentazioni di alto profilo accessibili con un piccolo contributo d’ingresso. Il sipario si alzerà la mattina di martedì 23 con il suggestivo racconto «Il Cartastorie: un principe piccolo piccolo» messo in scena da Teatrop, per poi proseguire la sera con la satira colta di «Fame, letto e potere: l’universo femminile di Ruzante» della Compagnia Teatro della Gran Guardia. Mercoledì 24 sarà la volta della «Favola dell’amicizia» proposta da Fantacadabra e della performance serale firmata dai padroni di casa della Mansarda. La giornata conclusiva di giovedì 25 regalerà le emozioni di «Cenerentola in bianco e nero» di Proscenio Teatro, chiudendo in serata con il mito intramontabile di «Antigone» interpretato da Teatro Blu. Un’occasione per ridefinire insieme i confini della fantasia e per riscoprire il valore profondo dell’incontro sociale.
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