Manetas a Caserta. Al Bar Serao nasce il cocktail “Neen”
Maria Beatrice Crisci – Caserta torna a essere crocevia di arte contemporanea, filosofia e sperimentazione. Accade a due passi dalla Reggia vanvitelliana, ma anche in uno spazio più intimo e quotidiano come il Bar Serao, dove l’artista greco Miltos Manetas ha attivato una nuova tappa del suo progetto di “Povertà sperimentale”, accompagnata da un omaggio liquido: il cocktail “Neen”, creato appositamente dal bartender Giacomo Serao.
Manetas, figura centrale dell’arte contemporanea internazionale, è noto per aver indagato precocemente il rapporto tra arte, tecnologia e rete, anticipando riflessioni oggi centrali. Fondatore della corrente artistica Neen, ha lavorato tra New York, Londra e Atene, collaborando con musei e istituzioni di primo piano e muovendosi con disinvoltura tra pittura, disegno, performance e nuovi media. La sua ricerca ha spesso messo in discussione i concetti di valore, proprietà e circolazione dell’opera d’arte nell’era digitale.
Il legame con Caserta è tutt’altro che episodico. È proprio qui che nel 1996, alla Reggia, Manetas partecipò alla mostra collettiva “More than Real” curata dal critico d’arte Massimo Sgroi, segnando l’inizio di un rapporto fatto di amicizia, ritorni e scambi culturali. «Caserta è una città malinconica, ma attraversata ogni tanto da artisti che partono da qui e fanno cose straordinarie», ricorda Sgroi. «Miltos mantiene con questa città un legame profondo. La performance messa in atto al Bar Serao è filosofia e arte contemporanea insieme, ed è profondamente attuale: dialoga con la tecnologia, i media, la rete. L’arte oggi è questo».
Il progetto “Povertà sperimentale”, ispirato alla figura di San Francesco, è una riflessione radicale sulla rinuncia, sulla libertà e sul privilegio dell’essere artista. «Ho lasciato tutto», racconta Manetas. «Quello che mantengo è il mio privilegio d’artista, che è anche più difficile da togliere. Non ho un punto fisso. La povertà sperimentale deve essere sempre inventata. E in ogni cosa c’è sempre Francesco».
La performance, ospitata al Bar Serao, ha previsto la realizzazione di disegni firmati dall’artista, messi a disposizione del pubblico: chi li desidera può prenderli. L’offerta è libera. Il ricavato sarà messo da parte e dato a chi, in stato di necessità, ne farà richiesta. Un gesto semplice, ma carico di significato, che ha trasformato il bar in spazio espositivo, luogo di scambio e riflessione sociale.
In questo dialogo tra arte e quotidiano si è inserito il lavoro di Giacomo Serao, bartender casertano riconosciuto come ambasciatore di cultura del bere consapevole, ricerca enologica e sperimentazione. Da anni Serao porta avanti una visione della mixology come linguaggio culturale, capace di raccontare territori, storie e persone, intrecciando tradizione locale e sguardo internazionale. Il Bar Serao è diventato nel tempo un vero e proprio presidio culturale, dove il cocktail convive con l’arte, la musica e il pensiero contemporaneo. «Il cocktail si chiama “Neen” ed è un tributo speciale al mio amico artista», spiega Serao. «L’ho creato per lui, sperando che lo apprezzi. È un drink che unisce tecnologia e natura, proprio come il suo lavoro». Il “Neen” nasce dall’incontro tra gin, fior di sambuco, un tocco di soda, lime e Asprinio di Aversa “Olmo” della Tenuta Fontana, vino simbolo del territorio campano. Un cocktail essenziale, verticale, che gioca sull’equilibrio tra freschezza e profondità, restituendo in forma liquida lo spirito della corrente artistica fondata da Manetas. Ancora una volta Caserta si rivela luogo di passaggio e ritorno, capace di accogliere pratiche artistiche contemporanee e di farle dialogare con il tessuto vivo della città. Tra un disegno donato, una riflessione sulla povertà e un cocktail d’autore, arte e vita tornano a coincidere.
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