Cacciari al Belvedere, Occidente senza tramonto
(Redazione) – “L’Occidente ha vinto. Il tramonto dell’Occidente coincide con il compimento massimo del rapporto potere-cultura”. E’ il filosofo Massimo Cacciari a parlare in una sala, quella del Belvedere, stracolma. L’arrivo di Cacciari a Caserta è sempre un evento e quella di oggi è stata un’ulteriore dimostrazione. E anche in questa occasione lui non ha deluso le aspettative.
Il tema dell’evento è stato “Occidente senza utopie”, che corrisponde al titolo dell’ultimo lavoro del filosofo insieme allo storico Paolo Prodi, e riprende il lungo discorso non solo filosofico che Cacciari è riuscito a instaurare con la città di Caserta, grazie anche alla fertilità delle iniziative culturali promosse in questi anni dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose “San Pietro”.
Alla conferenza, organizzata dalla casa editrice “Saletta dell’Uva” e patrocinata dal Comune di Caserta, era presente Carlo Marino, sindaco del Capoluogo. Con lui l’assessore alla Cultura Daniela Borrelli.
Con questa iniziativa si focalizzano e si approfondiscono le radici culturali e politiche europee (tra utopia, appunto, e profezia), ragionando a partire dal significato del termine utopia. Lessicalmente indica un non luogo, quasi a proporre un modello ideale che non può essere riprodotto nella realtà. Nell’ambito della filosofia invece, dal suo atto di nascita con Tommaso Moro, l’utopia è un “possibile orizzonte di processi storici concreti”, ossia progettualità di un concreto e realizzabile assetto nuovo. È in questo modo che si è avuta la formazione dello stato moderno, la conquista delle libertà, dei diritti, della democrazia. Questa progettazione utopistica, secondo Cacciari, è anche “eutopia” in quanto prefigura un luogo buono, di miglioramento della condizione da cui si parte.
La crisi attuale di un Occidente liberato dalle ideologie, all’opposto, deriva invece proprio dalla mancanza dell’utopia buona politica. Non c’è in pratica nessuna nuova forma di potere politico in grado di interloquire e gestire le nuove forme di potere del mondo globalizzato, perché è negato l’esercizio dell’ideazione programmatica, pur conoscendo ampiamente le problematiche da affrontare. Un compito che la classe dirigente italiana sembra non voler ottemperare.
Il convegno è stato un momento di riflessione utile a ragionare su possibili obiettivi da raggiungere, esercizio valido per tutti.
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