Matilde Serao, ‘a signora. A Caserta il libro di Nadia Verdile
– “Matilde Serao, ‘a signora” è l’ultimo libro di Nadia Verdile edito da Pacini Fazzi Editore di Lucca. Lunedì 22 gennaio sarà presentato all’Unione Industriali di Caserta alle ore 17,30.
«Non esiste modo migliore – ha dichiarato Gianluigi Traettino, presidente di Confindustria Caserta – per inaugurare una serie di incontri riservati alla cultura che Confindustria Caserta ospiterà. La figura di Matilde Serao narrata e descritta da Nadia Verdile, in modo avvincente, è quanto mai attuale nella visione della società e delle sue molteplici sfaccettature». A parlarne con l’autrice ci saranno, oltre al padrone di casa, il responsabile della redazione casertana de Il Mattino Lorenzo Calò e la giornalista Lidia Luberto. Il libro è l’ottavo volume della Collana “Italiane” di cui è direttrice la stessa Verdile. «Tra le “Italiane” – spiega l’editrice Francesca Fazzi – Matilde Serao merita un posto e se questo posto le viene riconosciuto nel novantesimo anniversario della morte assume un significato anche di riconoscenza. Una data, un ricordo, un impegno. La collana, nata solo nello scorso anno, ha oggi già otto titoli che si apprestano a diventare dieci nel prossimo marzo. Consenso e apprezzamento giungono da più parti e questo ci dà non solo gioia ma anche coscienza di quanto queste biografie abbiano risposto ad un’esigenza di conoscenza dell’universo femminile non sempre promosso».
Cronista, lucida e verace, narratrice di talento, anticipatrice di mode e linguaggi, Matilde Serao ha raccontato con la sua penna donne, uomini e vicende di un’epoca, la politica, la giustizia, il costume, acquerellando con tratto inconfondibile, la società dei suoi tempi, per tanti versi ancora quella dei nostri. «Quando 28 anni fa pensai la prima volta di scrivere una biografia della Serao – aggiunge Verdile – ero giovane, a lei avevo dedicato già qualche anno di studi. Mi appassionava la sua verve, l’ironia, talvolta il sarcasmo, mi piaceva la bellezza della sua bruttezza, la disinvoltura della sua intelligenza, la sua risata crassa e contagiosa. Mi piaceva quel suo modo di scrivere a metà strada tra la dolcezza del sentimento e la crudezza della realtà. Mi piaceva e mi appassionava la sua scrittura, verace come verace fu la sua dedizione alla penna, alla parola, al fascino che essa esercita. Non fu mai schiava dei giudizi della gente e mi piaceva anche per questo. Era una donna di destra, monarchica, cattolica convertita e convinta, a tratti un po’ codina e in questo suo guardare e vivere la vita non ci assomigliavamo e non ci somigliamo. Fu sempre antifemminista, fu contro le battaglie per i diritti civili e politici delle donne e in questo non ci somigliavamo e non ci somigliamo. Ma io sentivo che la sua vita, fuori dal prodigio della letteratura che tanto dà e tanto schiaccia, andava raccontata per quello che era stata: la vita di una donna».
Nel pomeriggio di lunedì saranno letti da Dafne Rapuano e Francesco Maienza, attori della Compagnia della Città – Fabbrica Wojtyla, passi tratti dal libro.
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