“Matuta”, un locale dove l’accoglienza diventa esperienza

“Matuta”, un locale dove l’accoglienza diventa esperienza

Andreina Nacca – Entrare al Matuta significa varcare una soglia che non è soltanto fisica. È come essere accolti in un dialogo che è iniziato molto prima di noi e che continua, sera dopo sera, attorno a un tavolo condiviso. «La nostra idea era semplice: creare una casa pubblica», esordisce Domenico Grimaldi, con quella calma di chi il mestiere lo conosce da tempo. Imprenditore nel settore dal 2000, insieme al fratello Daniele – entrambi originari di Lusciano – il 27 gennaio 2017 ha dato forma a un progetto che non voleva essere soltanto un locale, ma un luogo identitario. Ci troviamo a pochi passi dall’Arco di Adriano, monumento eretto tra la fine del I e l’inizio del II secolo d.C., una delle testimonianze più rilevanti dell’antica Capua. «È impossibile non lasciarsi ispirare da questa città», aggiunge Daniele. L’amore per Santa Maria Capua Vetere si percepisce nelle scelte, nel nome stesso, nel simbolo.

Il logo del Matuta richiama infatti la Mater Matuta, antica dea italica dell’aurora, della nascita e della fertilità. Il culto è documentato dalla celebre collezione di oltre 150 statue in tufo conservate presso il Museo Provinciale Campano. «Ci piaceva l’idea di una rinascita quotidiana», spiegano i fratelli. Il simbolo concentrico, simile a un fiore di melograno, diventa così metafora di accoglienza e protezione. «Public house significa casa pubblica», sottolinea Domenico. «E per noi convivialità e accoglienza vengono prima di tutto». Il locale nasce con trenta coperti; oggi ne conta cento, distribuiti tra sale che si susseguono subito dopo l’ingresso e sedute al bancone, perfette per una birra al volo o una conversazione improvvisata.

L’ambiente è caldo, avvolgente, marcatamente conviviale. La luce è ambrata, soffusa; prevalgono legno naturale, metallo scuro, tonalità ruggine e arancio. Le pareti raccontano storie attraverso fotografie incorniciate e dettagli decorativi che evocano una dimensione culturale precisa. Le grandi scaffalature illuminate, colme di vini e distillati, non sono semplici espositori: sono dichiarazioni di competenza. Ogni scelta, anche illuminotecnica, risponde a un principio di sostenibilità. Il Matuta è entrato nell’Alleanza Slow Food, adottando una filosofia che privilegia filiera corta, stagionalità e rispetto della materia prima. «Il chilometro zero non è uno slogan, è un impegno quotidiano», puntualizza Domenico.

È lui a occuparsi di food, wine and beer, selezionando personalmente fornitori e birre artigianali. La proposta gastronomica riflette questa ricerca rigorosa. Spiccano la Tartare di Fassona Piemontese certificata presidio Slow Food, il Carpaccio di Chianina I.G.P., focacce ai cereali e una proposta di tapas che sorprende, come quella con alici del Cantabrico, insolita e raffinata.

Le polpette meritano un capitolo a parte: dalla classica al ragù alla variante al pistacchio, dalla cacio e pepe fino alla “pepe-polpetta” su chutney di mela annurca e pancetta croccante. È una degustazione che racconta tradizione e creatività insieme.

Non mancano taglieri di salumi e formaggi, carni pregiate accuratamente selezionate, contorni stagionali. E poi i dolci: tiramisù e caprese home made, cheesecake con ricotta di bufala lavorata in salvietta. Una chiusura che mantiene coerenza con l’intero percorso gastronomico. La carta dei vini è ampia e personale. «Ogni bottiglia ha una storia», racconta Domenico, ripercorrendo mentalmente le visite in cantina, gli incontri con i produttori, le degustazioni che hanno costruito nel tempo una selezione identitaria. Daniele, direttore artistico e organizzatore di eventi, ha dato al Matuta una dimensione culturale stabile. Jam session, musica folk campana, cover band dedicate ai classici italiani – da Battisti a Cremonini, fino a Dalla – e artisti di rilievo nazionale hanno animato il palco.

«Ci siamo chiesti quale fosse la colonna sonora giusta per questo luogo», racconta. La risposta è stata una programmazione capace di attrarre pubblici diversi, mantenendo coerenza con lo spirito conviviale. Proprio questa sera, con sold out registrato da giorni, è attesa l’esibizione di Serena Bongiovanni. Accanto ai fratelli, nella gestione, c’è Giorgia, giovanissima manager che coordina l’organizzazione quotidiana. Il Matuta è stato premiato da Intesa Sanpaolo tra 400 aziende italiane come realtà virtuosa per la governance ESG (Environmental, Social, Governance). L’attenzione all’inclusione sociale – con collaboratori di diverse nazionalità – e la scelta plastica free adottata da anni sono elementi strutturali, non accessori.

Osservandoli, si coglie un affiatamento autentico. Parlano uno alla volta, ma si completano. Spalla a spalla, ciascuno nel proprio ruolo, condividono la stessa visione: fidelizzare l’ospite non attraverso strategie aggressive, ma grazie a un’esperienza coerente, fatta di accoglienza sincera, qualità gastronomica e atmosfera rilassata. «Il nostro obiettivo», concludono quasi all’unisono, «è far sentire chi entra a casa». Ci salutiamo con la promessa di nuovi progetti in arrivo. E mentre si richiude la porta alle spalle, resta la sensazione di aver partecipato non a un’intervista, ma a una conversazione tra fratelli che hanno scelto di trasformare un’idea in un luogo vivo, radicato nella storia e proiettato verso il futuro.

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Andreina Nacca
Andreina Nacca 8 posts

Giornalista iscritta all’Albo dei Giornalisti Pubblicisti della Campania. Dal 2025 cura l’Area Comunicazione dell’Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Caserta. Specializzata in enogastronomia, racconta con stile coinvolgente il mondo del food&wine, valorizzando chef, pizzaioli e protagonisti della ristorazione e promuovendo le eccellenze del territorio campano. Sommelier di I livello (Assosommelier, 2024) e giudice dal 2020 al Campionato Mondiale Pizza DOC di Paestum.

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