Napoli. “Remare”, Antonello Tagliafierro a Palazzo Ricca
Maria Beatrice Crisci – Segni, scrittura e pittura si fondono in un linguaggio che va oltre il significato per affermarsi come pura presenza. È questo il cuore di “Remare”, la mostra personale dell’artista casertano Antonello Tagliafierro, in programma da giovedì 15 gennaio a Palazzo Ricca, sede della Fondazione Banco Napoli. L’esposizione si inserisce nella rassegna di arte contemporanea Entrée, curata da Carla Viparelli, e raccoglie 29 opere pittoriche realizzate prevalentemente in tecnica mista su tela. I lavori attraversano un arco temporale ampio, che va dai primi anni Novanta fino alle opere più recenti del 2021-2022, offrendo una lettura compatta ma articolata di oltre trent’anni di ricerca.
Dalle due opere del 1991-1992 dedicate a Giotto e Simone Martini fino ai lavori più maturi, la pittura di Tagliafierro si presenta come un processo continuo di analisi e rigenerazione. Ogni tela è un punto di arrivo e, allo stesso tempo, una nuova partenza, in un equilibrio costante tra lucidità concettuale e gesto istintivo.
Come ricorda la curatrice, uno dei momenti fondativi del percorso dell’artista risale alla fine degli anni Ottanta, con l’opera Have you seen my shoes, presentata all’Expó di Bari: un paio di scarpe da ginnastica scomposte in pennellate dinamiche, dove l’oggetto perde la sua riconoscibilità per trasformarsi in energia visiva e riflessione sul fare pittorico.
Elemento centrale della ricerca di Tagliafierro è la scrittura, tracciata sulla tela come gesto primario, svincolato dalla necessità di comunicare un significato univoco. Il segno diventa atto, presenza, tempo. Come osserva lo storico dell’arte Luca Palermo, i di-segni dell’artista «si manifestano come pura presenza, analogamente al linguaggio poetico, capace di dire oltre il dicibile». In questa prospettiva, scrittura, segno e disegno non sono elementi decorativi, ma processi concettuali che ridefiniscono il senso stesso dell’immagine.
“Remare” si configura così come una mostra intensa e coerente, capace di restituire la complessità di una ricerca che, attraverso il gesto pittorico, interroga il linguaggio, il tempo e la possibilità stessa del vedere.
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