Pablo Picasso a Pompei. E la sua “Parade” vive a Capodimonte
(Mario Caldara) – David Gilmour, in occasione delle sue date a Pompei nel 2016, definì la città come “infestata dai fantasmi”. Gli si può dar torto? È facile pensare – con un pizzico di fantasia, o forse di sensibilità – a questa città antica come a un luogo in cui vagano continuamente anime, a un luogo che emoziona. A emozionarsi, fu anche Picasso che, durante la sua visita nel sito archeologico, trasse sicuramente ispirazione dalla bellezza eterna delle mura antiche o delle domus.

Il rapporto tra Picasso e il balletto Parade fu profondo, con i costumi che riflettono in modo del tutto trasparente il suo genio, che arriva all’occhio umano con tutta la sua forza. E così si possono osservare i diversi costumi, che appartenevano a personaggi circensi eccentrici o anche metropolitani, quali il manager francese, quello americano, il cavallo, il prestigiatore cinese o gli acrobati. Un connubio tra arte e moda, con la prima che abbraccia la seconda e viceversa, da cui ne nascono costumi originali, insoliti, pesanti e poco “pratici” per gli interpreti chiamati a indossarli. Un connubio, dal quale nacque quello spettacolo celebre che portava la firma inestimabile di Picasso. Come fu per allora, quei costumi saranno in scena al Teatro Grande di Pompei, il 27, 28 e 29 luglio con i due balletti, Parade e Pulcinella, su musiche di Stravinskij, i cui interpreti saranno i primi ballerini dell’Opera di Roma. A un secolo esatto dalla sua visita, nonostante il suo ritorno sia questa volta di natura spirituale, la sua presenza si sentirà come se giungesse a Pompei in carne e ossa. Il tutto, poi, ha un sapore romantico. Lui, infatti, si innamorò di questa città, delle terre campane, un amore, un’ammirazione ispiratrice, tramutata, da maestro immortale qual è, in arte. La stessa arte che all’Antiquarium di Pompei lascia senza fiato.
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