Pasqua 2026, il monito del vescovo Lagnese: La pace non è un’utopia, nasce da cuori disarmati
Redazione – In un tempo ferito da una “spirale di morte” che sembra non avere fine, il messaggio pasquale del vescovo Pietro Lagnese si leva come un grido di speranza e una lucida analisi antropologica. L’arcivescovo di Capua e vescovo di Caserta sceglie di aprire la sua riflessione citando i versi profetici di Bob Dylan, “Blowin’ in the Wind”, per ricordare come l’umanità si trascini dietro le stesse domande sull’insensatezza della guerra dal secolo scorso a oggi. Monsignor Lagnese non si limita a una condanna diplomatica dei conflitti, ma scava nella radice del problema individuando, sulla scorta della Gaudium et spes, lo squilibrio profondo che abita il cuore dell’uomo: è lì, nel conflitto interiore tra il bene desiderato e il male compiuto, che nascono le discordie della società. La sua tesi è netta e sfida il cinismo contemporaneo: la pace non è un’utopia né un semplice intervallo tra le armi regolato da equilibri di forza o strategie di potere. Riprendendo il magistero di Papa Francesco e le parole di Papa Leone, il presule descrive la pace di Cristo come una forza “disarmata e disarmante” che non nasce da compromessi ma dal dono di sé e dalla logica della mitezza. Nel ricordare gli otto secoli del Testamento di San Francesco d’Assisi, Lagnese sottolinea che il celebre saluto “Il Signore ti dia pace” è un annuncio di riconciliazione che trasforma l’uomo in artigiano di fraternità. Il messaggio si conclude con un appello alla responsabilità individuale, ricordando che l’uomo è fatto per la pace e che accogliere il Risorto significa trovare il coraggio di abbattere i muri dell’inimicizia per costruire un’alba nuova in un mondo troppo a lungo oscurato dall’odio.
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