Piccoli atti, grandi impatti, la violenza simbolica del micromachismo

Piccoli atti, grandi impatti, la violenza simbolica del micromachismo

Wanda Punzi Zarino -In un mondo in cui la parità di genere è ancora una meta lontana e la violenza sulle donne è un problema sociale con cui ci confrontiamo quotidianamente, il concetto di “micromachismo” emerge come una forma insidiosa di violenza simbolica. Sebbene i micromachismi possano sembrare innocui o addirittura banali, essi rappresentano una serie di atteggiamenti, comportamenti e pratiche che, pur essendo sottili e spesso impercettibili, perpetuano la disuguaglianza e il sessismo nella vita quotidiana. Il termine “micromachismo” fu coniato dallo psicoterapeuta e medico psichiatra argentino Luis Bonino Méndez nel 1991 per descrivere quei piccoli atti di dominazione e controllo che gli uomini esercitano sulle donne, spesso senza essere pienamente consapevoli del loro impatto. Parafrasando Bonino: “Pratiche di dominazione e violenza maschile nella vita quotidiana, di ordine ‘micro’, che Foucault definirebbe ‘capillari’, quasi impercettibili, ai limiti dell’evidenza” (Bonino, 1998: 3). Inoltre, queste pratiche “comprendono un ampio ventaglio di manovre interpersonali che permeano i comportamenti maschili nella vita quotidiana” (Bonino, 1998: 4) e i cui effetti “diventano visibili a lungo termine” (Bonino, 1999: 5).
Sul piano linguistico, il termine è il risultato di un processo di composizione in cui il
prefisso “micro-” (dal greco “μικρός”, “piccolo”) fa riferimento alla natura impercettibile
di tali atti e il sostantivo “machismo” (dallo spagnolo “macho”, “uomo”) indica quei
comportamenti di dominazione e controllo esercitati dagli uomini sulle donne nella vita
quotidiana. La scelta del prefisso “micro” non è casuale, ma intende enfatizzare la natura
impercettibile e quotidiana di questi comportamenti, che spesso passano inosservati o
vengono minimizzati nella loro importanza.
Come accade per tanti termini di origine iberica attualmente in uso nella nostra lingua, la
parola è entrata nella lingua italiana sottoforma di prestito adattato principalmente
attraverso l’influenza dei movimenti femministi e delle discussioni accademiche sulle
dinamiche di genere. In Italia, infatti, il termine ha cominciato a circolare negli ambienti
accademici e giornalistici a partire dagli anni 2000, acquisendo progressivamente
notorietà grazie a pubblicazioni specialistiche, conferenze e discussioni sui media
riguardanti le microaggressioni e le sottili forme di discriminazione di genere (Cretella,
2014; Ulivieri, 2015).
Sul piano socioculturale, il significato di micromachismo è cruciale per comprendere
dinamiche e comportamenti di potere e controllo che permeano le interazioni di genere

nella vita quotidiana. Tali comportamenti, spesso inosservati ed erroneamente
considerati insignificanti, possono manifestarsi in vari modi: l’uso di un linguaggio
sessista, la divisione dei ruoli domestici, la minimizzazione e la screditazione delle
reazioni emotive delle donne, etichettate come irrazionali o esagerate; il ricorso a
commenti sessisti che minimizzano la capacità e i successi delle donne, il mansplaining
(Treccani), l’atteggiamento paternalistico con il quale certi uomini pretendono di
rappresentare e spiegare alle donne il loro stesso punto di vista e ciò che è lecito o non è
lecito che le donne facciano; i ruoli di genere, rosa per le ragazze e blu per i ragazzi.
Il concetto di “micromachismo” nasce, dunque, in un contesto di crescente
consapevolezza dei diritti delle donne e della necessità di identificare non solo le forme
palesi di machismo, ma anche quelle sottili e quotidiane che contribuiscono al
mantenimento delle disuguaglianze di genere. Pertanto, l’introduzione del termine non
solo ha fornito una denominazione e una definizione a dinamiche sottili ma pervasive di
potere, ma ha anche agevolato una più profonda comprensione e aperto nuove
possibilità di intervento nelle relazioni interpersonali e nelle politiche sociali.
In conclusione, il termine “micromachismo” ha arricchito il lessico italiano fornendo
uno strumento terminologico per identificare e discutere le sottili forme di
discriminazione di genere che spesso passano inosservate. La sua diffusione riflette un
crescente interesse e sensibilità verso le tematiche di uguaglianza di genere e contribuisce
a un dibattito più articolato e consapevole su come superare le disuguaglianze strutturali
presenti nella società. La violenza simbolica del micromachismo perpetua una cultura di
disuguaglianza e ostacola il progresso verso una società più equa e giusta. Come un
albero rigoglioso in un parco, ogni ramo rappresenta un aspetto della vita sociale e
lavorativa. I micromachismi sono come piccoli insetti che infestano l’albero: non lo
distruggono immediatamente, ma lo indeboliscono lentamente, nutrendosi delle sue
foglie e succhiandone la linfa vitale. All’apparenza, l’albero può sembrare sano, ma nel
tempo, l’effetto cumulativo degli insetti può portare a un deterioramento significativo.

*Dottorato in Studi Linguistici, Terminologici e Interculturali – Università degli Studi di
Napoli “Parthenope”

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