Piedimonte di Casolla. Il restauro della Chiesa di San Rufo
Luigi Fusco – È in dirittura d’arrivo il progetto di restauro e miglioramento sismico della Chiesa di San Rufo martire di Piedimonte di Casolla, antico borgo collinare del Comune di Caserta, la cui struttura è considerata tra le più significative e pregevoli testimonianze di architettura sacra di età medievale presenti in Terra di Lavoro. Gli interventi di ristrutturazione, promossi e condotti dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento, sono riconducibili al piano di azione, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale condotto a livello nazionale dal Ministero della Cultura grazie ai programmi di finanziamento previsti nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Responsabili unici del progetto sono stati l’architetto Dante Specchia e il vicario espicopale don Fernando Latino. I lavori sono stati avviati al fine di garantire la sicurezza strutturale e la conservazione materiale dell’intero edificio attraverso l’attivazione di esclusive azioni di consolidamento destinate a preservare il complesso da eventuali e dannosi eventi sismici. In maniera contestuale, nel corso delle operazioni sono stati attivati interventi di restauro conservativo con l’obiettivo di non alterare le secolari decorazioni presenti al suo interno.
Le origini della Chiesa di San Rufo martire sono molto antiche. Le prime documentazioni riguardo la sua esistenza sono ascrivibili al secolo XI, ma non si esclude che la sua costruzione risalga almeno a duecento anni prima, cioè alla fine del IX secolo: verosimilmente al tempo della fondazione longobarda di Casa Hirta, ovvero l’attuale Casertavecchia. Ipotesi spesso presa in considerazione da alcuni studiosi locali in virtù di una serie di elementi iconografici, cultuali e non ultimi urbanistici.
Al suo interno si conservano, inoltre, pregevoli testimonianze artistiche afferenti a diversi periodi. In particolare, vi sono i resti di affreschi databili alla fine del Trecento, così come ci sono pitture murali del Settecento, epoca a cui appartengono anche i resti del pavimento maiolicato realizzato dalla bottega Massa di Maddaloni. Ed ancora è possibile vedervi alcune lapidi ed epigrafi fatte erigere, tra Quattro e Cinquecento, da vari membri della famiglia Alois.
Nel corso del suo recente restauro è riemerso dall’abside principale il busto con il volto di un Cristo Pantocratore, datato alla fine del secolo XI e molto simile nelle fattezze a quello dipinto nell’abside centrale della Basilica Benedettina di Sant’Angelo in Formis. Tale raffigurazione riaffiora dopo secoli di oblio, in quanto verso la fine del Settecento era stata coperta da una poderosa decorazione in stucco commissionata dall’allora parroco Nicola Jannelli.
Tale ritrovamento è da ritenersi particolarmente importante, poiché, stando ad alcune ipotesi avanzate in tempi non sospetti da vari ricercatori, confermerebbe la presenza in loco di maestranze pittoriche “campano-bizantine”, già attive presso il cantiere dell’abazia benedettina santangiolese e in quella della più vicina di San Pietro ad Montes, il cui impianto architettonico è di chiara derivazione “desideriana” e pertanto presenta tutti gli elementi caratteristici dell’architettura romanica inaugurata in Terra di Lavoro all’epoca del rinnovamento artistico, culturale e spirituale promosso dall’abate cassinese Desiderio di Montecassino.
Nel suo insieme, l’intervento effettuato sulla Chiesa di San Rufo si presenta come un’operazione di tutela integrata, “in cui la sicurezza strutturale, la conservazione del patrimonio storico-artistico e la restituzione del bene alla comunità convergono in un unico disegno coerente” destinato a riaffermare il valore ed il prestigio culturale dell’edificio affinché possa continuar ad esser fruito sia come luogo di conoscenza storica ed artistica che come luogo sacro.
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