Poesia e Archivio di Stato: unione vincente per i “versi reali”
Maria Beatrice Crisci – Il cuore pulsante della cultura casertana ha celebrato un’unione inedita e affascinante: quella tra il patrimonio storico borbonico e l’energia contemporanea del poetry slam. L’iniziativa, denominata “Versi reali”, ha visto la vittoria di Libero Domato, acclamato dal pubblico per i suoi versi e in particolare per la sua opera “‘O capitone”, un testo che ha saputo fondere in modo brillante tradizione e riflessione storica, suscitando risate e un grande consenso. Hanno partecipato alla competizione anche Maurizio Lioniello, Sal Cammisa, Cristoforo Iorio, Davide Borowski, Fabrizio Morlando e Tiberio Madonna.
Ieri 20 settembre, presso l’Archivio di Stato di Caserta, all’interno del Palazzo Reale, si è tenuto il primo poetry slam a tema storico in tutta la Campania. Questo evento ha segnato il debutto della rassegna “La poesia nella città del re”, un’iniziativa che si propone di arricchire il panorama culturale di Caserta e della sua provincia fino al 2026. L’obiettivo principale, promosso dall’Archivio di Stato e dal premio internazionale “Luigi Vanvitelli”, è quello di far rivivere i luoghi storici dei Borbone attraverso la potenza espressiva della poesia. A fare da musa ispiratrice per i poeti sono stati i documenti storici custoditi nell’Archivio, che hanno offerto spunti unici per le loro creazioni.
L’evento è stato guidato da Maria Pia Dell’Omo, una delle principali promotrici del poetry slam in Campania, la quale ha raccontato come sia stato spontaneo “affidare ai poeti il compito di narrare, attraverso testi elaborati per l’occasione, le vicende della nostra terra e dei suoi luoghi simbolo”. Questa fusione tra un passato illustre e un formato artistico moderno ha dimostrato l’audacia e la vivacità del panorama culturale di Caserta, confermando il suo ruolo di centro dinamico.
Il poetry slam, un genere nato negli Stati Uniti negli anni ’80, si distingue da una semplice lettura poetica. È una vera e propria competizione dove i poeti salgono sul palco per recitare i loro testi, affidandosi unicamente alla loro voce e alla loro presenza scenica. L’assenza di accompagnamenti musicali o di costumi rende l’esibizione cruda e autentica. Il pubblico non è un semplice spettatore, ma una giuria attiva che valuta ogni performance, rendendo lo spettacolo interattivo e coinvolgente. Questa formula, grazie alla sua immediatezza e libertà espressiva, ha conquistato i giovani, offrendo un mezzo potente per raccontare storie, denunciare ingiustizie e condividere emozioni.
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