Quel Carnevale del 1764 a Napoli, tra quadriglie ed esibizioni

Quel Carnevale del 1764 a Napoli, tra quadriglie ed esibizioni

Luigi Fusco

– Nel 1764 imperversava a Napoli e nel resto delle province del Regno una condizione di estrema carestia, caratterizzata soprattutto dalla diffusione di diverse epidemie. Nonostante le tensioni e i disordini causati, già a inizio anno, dal popolo indigente, durante il periodo di carnevale venne sancita una sorta di tregua, in quanto l’intera cittadinanza regnicola venne distratta dai cortei mascherati e dalle varie celebrazioni carnascialesche. Soprattutto nella capitale partenopea furono molto sentiti i preparativi, tanto da esser affidati, in maniera esclusiva, ad alcune corporazioni.

La festa venne inaugurata la domenica di Carnevale con la sfilata dei carri allestiti dai farinari, dai molinari e dai maccheronari, tutti preparati con scenografie aventi per protagonista il grano, considerato un simbolo di abbondanza e di prosperità impiegato per scongiurare lo spettro della carestia. Nel corso degli altri giorni deputati alla medesima festa, si distinse anche la corporazione dei macellai, salsicciari, merciajuole e padulani. I loro carrozzoni vennero addobbati di qualsiasi tipo di cibaria: dalla verdura alla carne. A seguire, vi fu l’esibizione delle “macchine” approntate dal sodalizio dei caprettari, pollieri, casadduolgie, lattari e ricottari. Al corteo presero parte anche i pescivendoli e infine i pizzicarule e tavernari.

Ogni corporazione portò con sé la propria squadra di ballerini pronti a esibirsi nella tradizionale quadriglia e in altre danze popolari, accompagnate da brani suonati da appositi gruppi di musici. Gli strumenti utilizzati per l’occasione erano corni, trombe, tamburi, nacchere, liuti, timpani, viole, violini e trombette, a cui si univa il canto di un uomo in maschera. Quest’ultimo, poi, nel corso dello spettacolo divertì il popolo prendendosi gioco degli eruditi, dei dottori e di altri personaggi di alto rango. La sua interpretazione fu un continuo sberleffo verso i rappresentanti dei ceti elevati. Sia i ballerini che i vari partecipanti ai diversi carri allegorici indossarono particolari costumi. I pescivendoli, ad esempio, misero il vestito “alla moresca”, i pollieri, invece, si presentarono con abiti caratterizzati da piume svolazzanti, i macellai si vestirono come cacciatori, mentre i lattari e i ricottari si mostrarono con indumenti fatti di pelle ovina e cestini, chiamati fuscelle, colmi di ricotta.

Il corteo dei carri si svolse lungo via Toledo per poi concludersi, con le varie esibizioni, in Largo di Palazzo, oggi Piazza del Plebiscito, davanti al Palazzo Reale. Grande partecipazione all’evento vi fu da parte della dinastia borbonica, al tempo rappresentata dal giovanissimo Ferdinando IV. I reali e il resto dell’aristocrazia, nonostante il momento critico, pure festeggiarono il Carnevale, ma per loro ben altre organizzazioni furono previste: dai concerti al San Carlo ai balli nel Salone delle Feste che vennero condotti fino all’alba.

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Luigi Fusco - Docente di italiano e storia presso gli Istituti Superiori di Secondo Grado, già storico e critico d’arte e guida turistica regione Campania. Giornalista pubblicista e autore di diversi volumi, saggi ed articoli dedicati ai beni culturali, alla storia del territorio campano e alle arti contemporanee. Affascinato dal bello e dal singolare estetico, poiché è dal particolare che si comprende la grandezza di un’opera d’arte.

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