Ravello, sul palco di Villa Rufolo l’Orchestra Giuseppe Verdi
Claudio Sacco
– Al Ravello Festival sarà nuovamente p
Il decimo appuntamento sinfonico del cartellone della 67esima edizione del Ravello Festival di martedì 20 agosto (ore 19.30), sembra un crocevia di storie e di ritorni.
Anche per i due solisti, Anna Tifu e Alessandro Taverna, il concerto rappresenta un ritorno a Ravello, dopo qualche anno e con molta più esperienza alle spalle: una giovanissima Anna Tifu fu applauditissima protagonista del Concerto di Pasqua del 2012 all’Auditorium Oscar Niemeyer, mentre Alessandro Taverna fu straordinario interprete nel 2016 di alcune delle sonate per pianoforte di Beethoven. Il programma scelto per l’occasione, in ossequio al confronto tra sinfonismo europeo ed italiano, mette assieme Liszt e Chausson con Sgambati.
Les Préludes di Franz Liszt, che possono essere considerati come l’epitome del poema sinfonico, il cui tema, fu preso a posteriore come “programma” dalleMeditazioni poetiche di Alphonse de Lamartine. Il padre della “musica a programma” visse la maturità diviso fra tre città dove accoglieva allievi da tutto il mondo: Weimar, in cui dirigeva il Teatro Granducale, la natia Budapest e, soprattutto, Roma. Qui ebbe come allievo prediletto Giovanni Sgambati, figura eminente della vita musicale romana, fondatore di varie società cameristiche, del Liceo di Santa Cecilia, docente e pianista fra i propugnatori della rinascita strumentale nell’Italia dominata dal Melodramma. Il suo maestoso concerto per pianoforte, eseguito spesso dall’Autore (anche sotto la direzione di Toscanini) e da virtuosi della statura di Emil von Sauer e José Motta da Vianna, è un colossale dialogo fra un’orchestra sinfonica brahmsiana e un solista virtuoso lisztiano. Anche l’ispirazione iniziale del Poème di Ernest Chausson proviene da un fonte extra-musicale, la novella breve di Ivan Turgenev,Canto dell’amor trionfale. In seguito il concerto in un’unica campata scritto per l’amico e celebre violinista belga Eugene Ysaÿe, prese una forma “libera” che non contraddice mai “l’armoniosa proporzione”, secondo quanto scrisse Claude Debussy quattordici anni dopo la prematura morte del compositore più dotato della scuola franckista: “niente è più toccante della dolcezza sognante alla fine di questo Poema, dove la musica lascia da parte ogni descrizione, ogni aneddoto, e diventa il sentimento stesso che ispira l’emozione”.
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