Reggia, Antonio Biasiucci mette in mostra tutta la sua storia
Maria Beatrice Crisci – Le sale della Gran Galleria della Reggia di Caserta si sono trasformate in uno scrigno di visioni ancestrali. La mostra “Archetipi” di Antonio Biasiucci rappresenta un tributo a uno dei maestri più profondi della fotografia contemporanea, un viaggio visivo composto da oltre trecento scatti e installazioni capaci di riscrivere il legame profondo tra l’umanità, la natura e il flusso della memoria. Curata da Tiziana Maffei con il coordinamento organizzativo di Valeria Di Fratta e Paola Servillo, questa importante produzione del Museo Reggia di Caserta, nata sotto l’egida del Ministero della Cultura e in sinergia con Gallerie d’Italia – Intesa Sanpaolo e Opera Laboratori, celebra l’arte fotografica come un autentico strumento di educazione dello sguardo e di pura rivelazione. Sponsor: Fondazione Orizzonti, Fondazione Tridama, Totem Digitali srl e Consorzio Stabile Daman.
Il percorso espositivo si sviluppa come una lenta emersione di simboli che appartengono all’identità profonda della Campania e che sanno parlare una lingua universale. Gli elementi più semplici della quotidianità e della natura, dalle forme imponenti delle vacche ai vulcani, dal pane quotidiano ai riti popolari, subiscono una metamorfosi poetica che scavalca i confini del tempo. Attraverso una sapiente riduzione all’essenziale, la materia si spoglia del superfluo per mostrare la propria anima. In questa visione quasi magica, una mozzarella si trasforma nell’immagine del cosmo, il pane assume la consistenza di un frammento meteoritico e l’antico rito del sacrificio si eleva a mito senza tempo.
L’inizio di questa esperienza immersiva è accolto nella solennità della Cappella Palatina, dove le decorazioni monumentali nate dal genio di Vanvitelli dialogano con ventisette immagini dedicate agli ex voto. Questi doni della devozione popolare affiorano dall’oscurità come presenze avvolte nel mistero, in grado di tracciare un racconto intimo dal fascino discreto. Da questa introduzione spirituale, il cammino si snoda attraverso ventiquattro stazioni tematiche. Tra le tappe più intense spicca l’installazione intitolata Molti, in cui i calchi antropologici del Nord Africa risalenti agli anni Trenta vengono affiancati dai numeri simbolici di Mimmo Paladino, restituendo una dignità poetica e collettiva alla memoria drammatica dei migranti dispersi in mare.
Il patrimonio museale casertano si arricchisce in questa occasione di capolavori destinati a rimanere nel tempo. Tra questi si distingue la storica serie dedicata al magma e alle sue tensioni sotterranee, frutto di una storica ricerca sul Vesuvio condotta in tempi passati, capace di orientare l’indagine estetica verso le origini stesse della terra. A metà del cammino si incontra inoltre la delicatezza eterea di un corpo latteo, sedici fotografie entrate nella collezione stabile dove il candore del latte evoca l’immagine di una galassia lontana o il mistero della nascita nel grembo materno. Questa narrazione si intreccia infine con le celebrazioni per i duecentocinquanta anni della Colonia di San Leucio. Gli ingranaggi, i telai storici e i rocchetti dei torcitoi escono dalla loro dimensione puramente industriale per farsi poesia visiva, evocando i volti delle maestranze femminili e preservando i segni di un’identità serica che non svanisce.
La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 30 novembre.
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