Relazioni pericolose nel cyberspazio: il cyberbullismo
Francesca Panajo -Il cyberspazio, inteso come spazio virtuale di interazione, continua a modificare le
dinamiche delle relazioni vitali dei suoi abitanti, gli internauti, in un pericoloso vortice di interconnessione e isolamento, dove il confine tra socialità e alienazione si assottiglia e fenomeni quali la violenza verbale e psicologica si amplificano in maniera esponenziale, sfidando le dinamiche tradizionali delle relazioni umane.
Tuttavia, da un punto di vista strettamene linguistico, la diffusione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC), ha trasformato il cyberspazio in una fucina neologica particolarmente prolifica, dove la lingua, nel vortice del progresso tecnologico, accantona l’aspetto normativo per privilegiare quello creativo. In questa nuova dimensione, esplorare lo spazio virtuale permette allora di indagare la proliferazione di nuove forme lessicali per rispondere ai bisogni denominativi ed
espressivi dei suoi parlanti. Tra queste, la parola “cyberbullismo” rappresenta un neologismo (Treccani) che intreccia dimensioni linguistiche, tecnologiche e socioculturali. Il termine si compone del prefisso “cyber-”, derivante, secondo l’Oxford English Dictionary (OED), dall’abbreviazione dell’aggettivo cybernetic, a sua voltaproveniente dal greco antico “kybernétes” (pilota, guida), con l’aggiunta del suffisso aggettivale inglese -ic e “bullismo”, parola italiana derivata dall’inglese bullying, che indica
comportamenti aggressivi, intimidatori o vessatori, solitamente perpetrati in un contesto sociale. L’unione dei due termini definisce forme di prevaricazione che sfruttano le potenzialità delle tecnologie digitali per compiere atti di aggressione, molestia e discriminazione (altalex.com).
Secondo un’indagine condotta dall’Osservatorio indifesa nel 2024, il 63% degli
adolescenti in Italia ha subito episodi di bullismo e il 19% di cyberbullismo, individuando
tra i luoghi più a rischio la scuola, nel 66% dei casi, e il web, nel 39%. A livello globale
poi, il rapporto realizzato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO/Europe
study), intitolato “Health Behaviour in School-aged Children” (Hbsc), ha rilevato che in
Europa un adolescente su sei, in un’età compresa tra gli 11 e i 15 anni, ha dichiarato di
essere stato vittima di cyberbullismo attraverso messaggi offensivi o la diffusione di
contenuti personali non autorizzati con pesantissime ricadute psicologiche, come
autolesionismo, pensieri suicidari e difficoltà emotive. Per affrontare il cyberbullismo
diviene dunque necessario un approccio integrato che coinvolga scuole, famiglie, governi
e piattaforme digitali. Solo attraverso l’educazione e la sensibilizzazione, fondate su politiche efficaci, sarà possibile ridurre l’incidenza del fenomeno e promuovere ambienti
più sicuri, sia online che offline.
*Dottorato in Studi linguistici, terminologici e interculturali – Università degli Studi di
Napoli “Parthenope”
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