San Leucio, l’utopia serica risuona: il Codice diventa musical

San Leucio, l’utopia serica risuona: il Codice diventa musical

Redazione – Il palcoscenico della storia si riaccende di note e identità collettiva. Nel cortile Ferdinando del Complesso monumentale del Belvedere di San Leucio prenderà vita lo spettacolo «Origine della popolazione di San Leucio e suoi progressi fino al giorno d’oggi colle leggi corrispondenti al buon governo di essa». Appuntamento martedì 28, mercoledì 29 e giovedì 30 luglio alle 20:45.

La commedia musicale in atto unico, proposta dal Comune di Caserta e portata in scena dal gruppo «AntiCanti – Musica popolare», costituisce un viaggio lirico e profondo nelle radici della celebre colonia serica. L’evento viene a cadere proprio nell’Anno Leuciano riferito al traguardo storico dei 250 anni dalla fondazione di San Leucio. I posti per assistere alle tre serate sono limitati e l’ingresso è gratuito, con prenotazione obbligatoria tramite messaggio WhatsApp ai numeri 3384850961, 335404898 oppure 3343092100 per indicare la data prescelta e ritirare successivamente gli inviti alla biglietteria.

L’opera si offre al pubblico come una riproposizione filologica ma interamente rinnovata di una pietra miliare della ricerca artistica casertana, nata nel 1982 da una felice intuizione di Gianni Gugliotta con il Piccolo Teatro Città di Caserta, che all’epoca si tradusse in un fortunato disco a 33 giri e in una suggestiva tournée. A distanza di oltre quarant’anni, quel patrimonio immateriale torna a essere valorizzato attraverso la memoria viva di alcuni degli stessi interpreti di allora, oggi riuniti negli «AntiCanti», formazione nata nel 2023 ma forte di una solida esperienza che risale alla fine degli anni Settanta. Il fulcro narrativo poggia sulla rilettura del Codice Leuciano voluto da Ferdinando IV di Borbone, un corpus legislativo straordinariamente pionieristico per l’Europa del Settecento, capace di introdurre concetti rivoluzionari quali la parità di genere, l’istruzione obbligatoria e gratuita, l’assistenza sanitaria e una gestione comunitaria del lavoro tessile basata sul merito.

Il flusso dello spettacolo si sviluppa in un dialogo continuo tra la narrazione teatrale e la rielaborazione delle melodie tradizionali. Le musiche sono di Gianni D’Argenzio, Paolo Gugliotta e Fausto Mesolella. La stesura del testo e l’adattamento drammaturgico, curati da Mariateresa Carlà, interrogano il passato per riscoprire l’anima dei primi abitanti della colonia, dando voce a figure popolari interpretate da Cinzia Carlà nei panni di «’a tuttaposto», Daniela Carlà nel ruolo di «’a bizzuchella», la stessa Mariateresa Carlà come «’a murmuressa», Laura Diglio nelle vesti di «’a puntigliosa» e Paolo Gugliotta come narratore. Sul fronte musicale, l’intero ensemble vocale e strumentale ricrea le suggestive atmosfere dell’epoca: la trama sonora prende vita grazie alle voci e alle percussioni di Cinzia Carlà e Laura Diglio, al canto di Daniela Carlà e alla combinazione di voce e chitarra di Mariateresa Carlà. I brani storici, arricchiti dai nuovi arrangiamenti dello stesso Paolo Gugliotta – impegnato anche alle chitarre, alle percussioni e come voce –, spaziano dalle tammurriate alla pizzica, sostenuti dal ricamo strumentale di Ferdinando Ghidelli alla chitarra, dalle trame ritmiche di Gerry Marcello alle percussioni e dal tocco tradizionale di Franco Natale ai plettri, con la cura degli abiti di scena affidata a Cinzia Carlà. Un’indagine antropologica in forma di spettacolo che celebra il riscatto e l’orgoglio di una comunità unica al mondo, trasformando la memoria in un canto di speranza e di futuro per l’intero territorio casertano.

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