Sedici agosto, San Rocco… e il cane. Contro ogni tipo di peste

Sedici agosto, San Rocco… e il cane. Contro ogni tipo di peste

Augusto Ferraiuolo

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– Forse perché cade il giorno dopo la ben più importante Festa dell’Assunta o forse perché i suoi poteri taumaturgici sono legati a malattie attualmente debellate, come la peste, sta di fatto che San Rocco al giorno d’oggi non è più un santo venerato in modo diffuso. Ma non è sempre stato così, e non dappertutto è così.

Di notizie su Rocco di Montpellier non ce ne sono tantissime: nato intorno alla metà del XIV secolo, morto forse a Voghera (per altri invece nel suo luogo natio dove sarebbe risuscito a tornare). Morto giovane, probabilmente appena superato i trent’anni d’età.

Ci sono notizie che lo fanno somigliare a un nuovo Francesco. È figlio di famiglia molto benestante, e già alla nascita il suo destino sembra segnato: secondo la tradizione nasce con una croce sul petto. Dopo la morte dei genitori abbandona le sue ricchezze per unirsi ai terziari francescani e intraprende un pellegrinaggio verso Roma. Giunto ad Acquapendente, vicino Viterbo, si trova nel mezzo di una epidemia di peste e subito comincia la sua opera di assistenza e cura. Secondo la tradizione era solito tracciare una croce sul malato per farlo guarire. Uno di questi malati, un cardinale, viene miracolato da Rocco e per ricompensa conduce il futuro santo dal Papa. Poi ricomincia a girovagare per l’Italia sempre prestando assistenza ai malati di peste. A Piacenza egli stesso viene colpito dal male (questo spiega la ferita a forma di punta di lancia – simbolo della peste – nella sua iconografia) e si allontana dal centro abitato. Nella sua solitudine viene assistito da un cane che gli porta quotidianamente da mangiare, fino a che il padrone non scopre il santo e lo salva. Anche questo è presente nell’iconografia: Rocco è sempre raffigurato con un cane a fianco.

Secondo la tradizione, al momento della sua morte ottiene da Dio di diventare l’intercessore per tutti i malati di peste che invocheranno il suo nome.

Il culto di San Rocco era molto diffuso anche nel casertano. Una testimonianza è la chiesetta di San Rocco poco prima di entrare a Casertavecchia (nella foto di copertina). Il fatto di essere fuori la città e di essere stata costruita nel XVII secolo potrebbe anche far pensare ad un collegamento diretto con la peste, tenendo in considerazione che nel Regno una epidemia si conclama intorno alla metà del secolo. Scomparsa la peste, San Rocco rimane il santo protettore per le malattie epidemiche e le calamità naturali.

È interessante constatare che, anche se il suo culto tenda a contrarsi in questo lato dell’oceano, per gli emigranti italiani in America è invece uno dei santi di riferimento più importanti. Feste relative a San Rocco sono presenti in quasi tutte le enclave italiane, come Boston, New York City, Chicago, in Pennsylvania o nel New Jersey. Non è facile dare una spiegazione: da un alto certamente si tratta di santi patroni esportati nel nuovo mondo. Dall’altro, si può ipotizzare la necessità di una forte protezione simbolica in una situazione avversa, come l’emigrazione.

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Antropologo culturale e professore alla Boston University. Curatore del Festival IntimaLente

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