Sant’Agata, la città di Capua in festa per la compatrona
Luigi Fusco – La città, come da tradizione, oggi 5 febbraio è in festa per onorare la santa di origini catanesi, vissuta nel III secolo, il cui culto fonda le proprie radici nell’origine delle prime testimonianze di fede nei confronti della religione cristiana.
Tutto pronto, quindi, nella Cattedrale per celebrare la Solenne Messa in suo onore che si svolgerà nel
giorno del suo dies natalis, alle ore 18:00, in presenza dell’arcivescovo di Capua e Caserta Monsignor Pietro Lagnese.
Il culto a Capua di Sant’Agata è antichissimo ed è strettamente legato alla figura di San Germano.
Quest’ultimo, vissuto tra la fine del V secolo e la prima metà del VI, di ritorno dallo scisma “acaciano” di
Costantinopoli, indetto nell’anno 484, portò con sé alcune reliquie dei santi Agata e Stefano, ricevute in
dono dall’imperatore Giustino I, per poi collocarle nella basilica dei Santi Apostoli che, all’epoca, sorgeva
presso la Capua antica, oggi Santa Maria Capua Vetere. Con la fondazione della nuova Capua, in epoca
longobarda, e il trasferimento in loco della primigenia diocesi vennero altresì traslate le reliquie dei due
santi, a cui, nel tempo, sono stati dedicati altari, cappelle e precipue opere d’arte.
Con il passare dei secoli, proprio intorno alla figura di Agata si è sviluppata nella città capuana una singolare devozione grazie anche alla narrazione del suo martirio e alla diffusione di originali iconografie che ne mettevano in risalto l’eroismo e la profonda fede. Tra le diverse testimonianze d’arte che sono pervenute si rammenta il busto reliquiario in argento realizzato, nel 1704, dal maestro argentiere napoletano Giovan Battista Buonacquisto. L’opera, oltre l’eccellente dato compositivo, svela la Santa in tutta la sua bellezza giovanile messa in risalto da una mammella che appena esce fuori da una sorta di camicia annodata al centro del petto. È quest’ultimo un dettaglio di enorme importanza, poiché il seno è il simbolo del martirio della Santa, in quanto venne straziato per volere del senatore Quinziano affinché Agata stessa abbandonasse la propria fede cristiana per adorare gli dei pagani. Nonostante tale atroce supplizio, Agata riuscì a sopravvivere ed il suo seno venne risanato grazie ad un miracolo compiuto da San Pietro comparso al suo cospetto mentre era in prigione. Le sue pene però non finirono, in quanto lo stesso Quinziano poco dopo decise di condannarla definitivamente a morte facendola gettare su dei carboni ardenti.
La sua fine terrena non passò inosservata, difatti la venerazione nei suoi confronti fu talmente immediata
che il suo culto nel giro di poco meno di un centinaio d’anni si diffuse in tutti i luoghi dove già da qualche
tempo si era affermata la religione cristiana. Ancora oggi, oltre a Capua, molto sentite sono le sue
celebrazioni in Sicilia così come in altre località del mezzogiorno e più nello specifico della Campania.
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