Scavi a Sant’Arpino, c’è la super domus: l’archeologia fa boom

Scavi a Sant’Arpino, c’è la super domus: l’archeologia fa boom

Luigi Fusco – Proseguono le attività di scavo nell’area di Sant’Arpino condotte dalla Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento. Un’enorme domus di età tardo-repubblicana vi è stata rinvenuta, grazie alle indagini archeologiche condotte dallo stesso ente in collaborazione con il comune di Sant’Arpino e il Dipartimento di Studi Umanistici e di Archeologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. A rendere noto quest’importante ritrovamento è stata la medesima soprintendenza attraverso i suoi canali social, specificando che si tratta di uno scavo senza precedenti, poiché l’edifico riemerso dal passato, costruito in età tardo repubblicana e rinnovato in epoca imperiale per poi essere frequentato fino al periodo tardo-antico, oltre ad avere notevoli dimensioni era collocato nelle vicinanze dell’area termale, di cui pure sono state ritrovate eccezionali testimonianze architettoniche e material

La direzione degli scavi, che sono risultati abbastanza articolati nel loro sviluppo, è stata condotta dal professor Rodolfo Brancato, il cui certosino lavoro ha contribuito in maniera significativa alla valorizzazione e alla conoscenza del ricco patrimonio archeologico di parte del territorio atellano.

La domus rinvenuta e le altre strutture scoperte in loco sono da ritenersi elementi indispensabili alla ricostruzione storica dell’antica Sant’Arpino, affinché si possa restituire all’intera comunità cittadina una precipua realtà archeologica dall’immenso valore culturale. 

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Luigi Fusco
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Luigi Fusco - Docente di italiano e storia presso gli Istituti Superiori di Secondo Grado, già storico e critico d’arte e guida turistica regione Campania. Giornalista pubblicista e autore di diversi volumi, saggi ed articoli dedicati ai beni culturali, alla storia del territorio campano e alle arti contemporanee. Affascinato dal bello e dal singolare estetico, poiché è dal particolare che si comprende la grandezza di un’opera d’arte.

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