Slop: il rumore dell’intelligenza artificiale nell’ecosistema digitale

Slop: il rumore dell’intelligenza artificiale nell’ecosistema digitale

*Francesca Panajo – Inizia un altro anno in compagnia dell’intelligenza artificiale e del suo ecosistema digitale, un ambiente sempre più pervasivo, capace di produrre testi, immagini e idee a una velocità senza precedenti. Il 2025, appena concluso, è stato segnato dall’emersione di un termine che ha saputo condensare un disagio diffuso legato all’esperienza quotidiana del digitale, entrando di diritto nel dibattito pubblico: slop. Storicamente legato alla materialità del cibo e dello scarto, il termine viene oggi riutilizzato per descrivere la sovrapproduzione di contenuti formalmente corretti ma semanticamente poveri. Non a caso, Merriam-Webster ha eletto slop parola dell’anno per il 2025, registrando un aumento significativo di ricerche e occorrenze già a partire dal 2024, in parallelo alla diffusione massiva di contenuti generati da IA. In particolare, il dizionario segnala l’uso sempre più frequente dell’espressione AI slop per indicare testi, immagini e video generati artificialmente e percepiti come generici, ripetitivi e privi di valore informativo reale.
Dal punto di vista semantico, slop conserva intatto il proprio significato originario – sostanze liquide o semiliquide di bassa qualità, spesso associate a scarti alimentari o a cibo poco nutriente – operando una trasposizione metaforica (Lakoff e Johnson, 1980) al dominio digitale, in cui i contenuti così etichettati non risultano dannosi in senso stretto, ma poveri, diluiti, incapaci di “nutrire” cognitivamente. È in questo passaggio che dalle metafore alimentari si approda a una configurazione concettuale di vera e propria “brodaglia informativa”, che riempie l’ambiente comunicativo senza generare conoscenza.
La fortuna di slop non risiede dunque nella sua novità, quanto nella sua riattivazione semantica, che permette di nominare l’impoverimento qualitativo dei contenuti digitali e di interpretarlo come una forma di resistenza discorsiva all’automazione dell’intelligenza artificiale (TechDale.it). Come osservato anche da Wired, il rischio dello slop non è il singolo contenuto mediocre, ma la saturazione sistemica dell’ambiente informativo, che rende sempre più difficile distinguere ciò che è rilevante da ciò che è semplicemente ben formato. In questo senso, il fenomeno si inserisce in continuità con dinamiche già note nel dibattito critico sulle piattaforme digitali, risultando affine al concetto di enshittification
proposto da Cory Doctorow (2023), che descrive la degradazione progressiva dei servizi digitali, in cui quantità e ottimizzazione prendono il posto del valore informativo. È proprio questa convergenza tra uso spontaneo, riconoscimento lessicografico e riflessione critica a spiegare perché slop abbia superato lo status di parola marginale, diventando una delle parole-chiave del presente.

*Dottorato in Studi linguistici, terminologici e interculturali – Università degli Studi di
Napoli “Parthenope”

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